Lega e Rifondazione uniti in nome degli alberi
Un fronte politico trasversale ha protestato in piazza Risorgimento contro l'abbattimento di 49 platani
«Vi abbiamo votato e sostenuto , ma con questa decisione ci state portando via un pezzo di vita». Maria Fedeli, 71 anni, leghista della prima ora, è uno dei tanti dimostranti riuniti in piazza Risorgimento a Gallarate per protestare contro il taglio di 49 alberi, che dovranno lasciare il posto a una rotonda. Quando la Range Rover nera dell’assessore ai lavori pubblici Simeoni di Forza Italia sfiora la piazza, Maria con tanto di megafono si scaglia contro la rete e inizia a gridargli contro. L’assessore tira dritto.
In piazza Risorgimento c’è la polizia chiamata a tenere l’ordine e a fare rispettare l’ordinanza per il taglio delle piante. «Quale ordinanza?» dice Cinzia Colombo, consigliere comunale di Rifondazione comunista. «Sono andata all’ufficio tecnico per vedere i documenti del cantiere, mi hanno detto che non si poteva perché non c’era nessuno in ufficio. Eppure è un mio diritto».
È un partito trasversale quello venuto in soccorso dei platani. In piazza c’è tutto il gruppo consigliare leghista, cittadini che dichiarano di aver votato Mucci e Forza Italia, Legambiente, i verdi e l’opposizione di centrosinistra, l’ex sindaco di Cassano Magnago Domenico Uslenghi, nativo di Gallarate, espulso recentemente dal Carroccio. Un fronte popolare caparbio che non molla nemmeno di fronte alla presenza di polizia e vigili urbani, che cercano di far rispettare l’ordine senza mai forzare la mano.
«Il sindaco Mucci e l’assessore Simeoni non possono agire in questo modo – dice Matteo Ciampoli capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale – vincono le elezioni con un plebiscito e anziché ascoltare la gente, fanno spallucce. Quale logica ha questo abbattimento se non assecondare interessi commerciali». Il coordinatore del Comitato per la salvaguardia della città, Valerio Lavazza, annuisce e aggiunge: «Abbiamo raccolto contro questo progetto 1134 firme, le abbiamo portate in Comune ma non ci hanno ascoltato. Avevamo chiesto di sospendere i lavori con urgenza, ma non abbiamo avuto risposta». «Io sono nato che questa piazza c’era già – dice il geometra Franco Provasoli –. Non ha senso abbattere questi alberi perché una rotonda qui non risolve il problema del traffico. Oggi sono in piazza per quegli amici che non ci sono più. Sono sicuro che loro sarebbero qui con me a difendere queste piante».
«Io ho votato Forza Italia – dice Elena – e lavoro in un’agenzia immobiliare quindi qualcosa ne capisco. Penso che questa decisione sia assurda e quando vedrò il sindaco in giro glielo dirò e gli dirò anche che non li voterò più».
Ci sono anche “ex gallaratesi” tra i manifestanti, come Domenica Laface, capitata in piazza per caso perché venuta a trovare i genitori. «Io vivo e lavoro a Genova, ma sono nata a Gallarate e ci ho vissuto per 20 anni. Quando ho visto cosa stava succedendo non ho resistito e ho partecipato al presidio perché questa piazza è uno dei ricordi belli della mia infanzia. In estate si veniva qui per trovare refrigerio e ombra al ritorno dalla spesa. E qui c’era anche un gelataio. Questa scelta è illogica. Io faccio l’architetto e vedo che tutte le città europee, grandi e piccole, tendono a lasciare fuori il traffico. Qui, invece, lo si porta in pieno centro».
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