Diciassette rifugiati accolti a Villa Calderara
Sono lavoratori stranieri fuggiti dalle violenze in Libia: arriveranno lunedì 18 luglio e saranno accolti a Cedrate. Si pensa anche a progetti per garantire accoglienza dignitosa e sicurezza
Gallarate accoglie i profughi africani fuggiti dalle violenze in Libia: il Comune, in risposta alla richiesta del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Varese, da lunedì 18 luglio accoglierà 17 profughi provenienti dalla Libia negli spazi di Villa Calderara, in via Montecassino a Cedrate. Si tratta di cittadini stranieri giunti nel Paese nordafricano per motivi di lavoro (come ad esempio Patrick, la cui storia abbiamo raccontato in passato) e costretti alla fuga dalla recente guerra civile. Tutti hanno già soggiornato in centri di accoglienza e, previa analisi delle situazioni personali, hanno avviato le procedure per la richiesta di asilo politico: «Sono un gruppo di persone che si conoscono da tempo, prima erano alloggiati alla comunità Gulliver di Varese» spiega l’assessore ai servizi sociali Margherita Benetti.
Dopo l’alloggio in strutture private a pagamento, come a Varese e Somma Lombardo, i profughi staranno in un edificio di proprietà pubblica (nella foto sopra: un torneo di calcio a cui i ragazzi di Varese hanno partecipato). Le strutture sono state verificate dall’Asl nei giorni scorsi e il Ministero dell’Interno si farà carico delle spese per l’adeguamento dei locali, in corso, e per il soggiorno dei profughi, che possono rimanere in strutture come quella cedratese per un periodo massimo di sei mesi. La Polizia Locale garantirà il controllo della villa mentre i Servizi Sociali hanno avviato contatti e colloqui con le associazioni cittadine e le realtà del Terzo Settore per attivare progetti formativi e di orientamento: abbiamo incontrato associazioni e raccolto le competenze per vedere cosa fare. «Quando arriveranno saranno presenti rappresentanti delle diverse associazioni, comunità e mediatori culturali» continua l’assessore Silvestrini, che oggi ha tenuto una prima riunione operativa. Progetti specifici per il futuro – da concordare proprio con le associazioni – non ce ne sono ancora, ma l’idea generale sì: «Faremo corsi d’italiano e attività ricreative, perché possano trovare accoglienza adeguata in questo periodo in cui per legge, in attesa della riconoscimento dell’asilo, non possono lavorare». Tra le attività proposte liberamente ai rifugiati – anche per lasciarli soli a girare nella città – ci sarà probabilmente anche quella sportiva: in questo senso c’è la prima disponibilità della UISP Varese, che ha già fatto iniziative analoghe a Varese.
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