In via del Popolo rinasce la bocciofila del centro
Il bocciodromo della "Figli del Lavoro" era abbandonato da tempo, ora è tornato all'attività grazie ai volontari dell'Auser, che gestisce gli spazi del Comune in via del Popolo. Presidio di socialità nel centro storico
Il campo da bocce in terra battuta, il segnapunti, il circolino accanto. Tutto nel mezzo del centro cittadino, dove di spazi così non ce n’erano da dieci anni, a due passi dalle scuole medie ed elementari e e a tre passi dalla piazza luogo delle chiacchere. In centro a Gallarate rinasce la bocciofila della “Figli del Lavoro”, il centro ricreativo e cooperativo di via Del Popolo che aveva vissuto un lungo periodo di abbandono e ora ha ripreso vita nell’ambito del progetto sociale dell’Auser: «Il campo era abbandonato, abbiamo rifatto il fondo con grande impegno e ora è perfetto» racconta Sergio Maffioli, presidente di BocciAuser,
onlus nata dentro all’Auser Gallarate «per riavvicinare le persone allo sport e alla pratica delle bocce». Il suo braccio destro nel recupero del campo è stato Antonio Guzzo, che abita a poche decine di metri dai campi, il che dà bene l’idea del centro sociale anche di quartiere, che faccia da riferimento anche per chi abita nei dintorni. «Nessuna impresa è venuta a lavorare, abbiamo fatto tutto noi», rivendicano. Gli spazi sono messi a disposizione dal Comune, che ha affidato la struttura di via del Popolo all’Auser, che ha preparato un progetto complessivo di uso sociale e qui ha messo anche altri servizi: non solo il bar, ma anche il Filo d’Argento, il servizio di ascolto e assistenza telefonica per anziani. «Facciamo anche le camminate nel quartiere, per mantenersi in forma» ricorda Guzzo. In totale l’Auser ha quattrocento persone che frequentano via del Popolo, da Gallarate e dagli immediati dintorni.
Tornando alle bocce, il bocciodromo del centro – che si aggiunge a quelli nei rioni gestiti da vari circoli – non è solo luogo ricreativo, ma anche di sport vero e proprio: per questo si vogliono organizzare nuovi tornei «partendo in sordina – precisa Maffioli – perché i costi sono rilevanti e possiamo contare solo sulle nostre risorse» (eventuali guadagni, poi, vengono destinati al Filo d’Argento, il servizio di telefonia sociale). E se molte delle persone che oggi frequentano il bocciodromo sono pensionati, anche qui si vuole puntare su progetti intergenerazionali, riallacciandosi al progetto Junior Bocce promosso dalla Federazione Italiana Bocce. «Del resto, abbiamo anche tante scuole intorno a noi». Elementari e medie sono veramente a due passi dal bocciodromo del centro.
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