Neonata annegata nel water, la coppia rischia 16 anni
Gli avvocati difensori hanno chiesto l'assoluzione per i due imputati accusati di omicidio volontario. La sentenza è prevista per il 22 marzo
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Il piccolo corpicino della neonata venne trovato senza vita, annegato nel water di casa. Ora la coppia rischia una condanna a 16 anni (pena ridotta di un terzo per la scelta del rito) per infanticidio e la sentenza è prevista per il 22 marzo prossimo. L’agghiacciante vicenda risale alla fine di aprile del 2014 quando il 118 è intervenuto su chiamata della coppia per quello che, in un primo momento, pareva essere un aborto spontaneo in atto.
I soccorritori trovarono la bimba all’interno del water, coperta dall’acqua. Alcune incongruenze emerse già sul momento hanno fatto sorgere dubbi circa le modalità con cui si era svolta la vicenda. La gravidanza era già al settimo mese e la donna aveva raccontato di aver appreso solo pochi giorni prima di essere in stato interessante, credendo che la gestazione fosse solo alle prime settimane.
Nella notte del 25 aprile – sempre secondo il racconto della ragazza – avrebbe accusato un forte ed improvviso dolore addominale, durato pochi minuti, a seguito del quale sarebbe avvenuta la nascita prematura della bambina. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Busto Arsizio avviarono approfondite indagini, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Francesca Parola avvalendosi della collaborazione del medico legale Maria Luisa Pennuto.
Furono ascoltati numerosi testimoni ed intercettate decine di comunicazioni telefoniche. Dall’autopsia sul corpo è emersa la certezza che la bimba è stata partorita alla trentesima settimana di gestazione, era viva e con una possibile aspettativa di vita, ma sarebbe morta per annegamento e forse anche per alcune lesioni craniche: da qui l’accusa di omicidio che oggi grava sulla coppia.
Secondo l’accusa la donna avrebbe assunto un farmaco in grado di provocare delle forti contrazioni uterine con conseguente espulsione del feto, anche in uno stato avanzato della gravidanza. La difesa di K.S. e S.G., di 23 e 25 anni, hanno chiesto per i loro assistiti l’assoluzione o, in subordine, il minimo della pena per aborto procurato. Il processo si è svolto con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Limongelli che ha rinviato la sentenza a marzo.
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