Mediaworld annuncia tagli, i lavoratori scioperano
Tra Varese, Gallarate e Busto Arsizio sono interessati circa 100 lavoratori. I sindacati: «Dal luglio scorso la società non ha dato più la sua disponibilità al confronto»

Sabato 3 marzo i lavoratori di Mediaworld, famosa catena di distribuzione di elettrodomestici e prodotti hi-tech, incroceranno le braccia. I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno indetto uno sciopero per protestare contro la decisione della società di tagliare i punti vendita di Milano Centrale e Grosseto, di chiudere la solidarietà nelle province dove ci fossero ancora degli esuberi, unica alternativa al trasferimento forzato. Inoltre, a partire dal primo maggio, data simbolica, la società non applicherà più il 90% di maggiorazione domenicale e non riconoscerà più il bonus presenza. « È una situazione complicata – spiega Carmen Ventre segretario della Filcams Cgil- Nell’ultimo incontro del 16 febbraio l’azienda è arrivata al tavolo delle trattative dichiarando una perdita di 17 milioni di euro per giustificare le due chiusure. Il tavolo delle trattative è saltato e siamo arrivati allo sciopero. A Gallarate abbiamo avuto problemi perché la società faceva ostruzionismo impedendoci di fare l’assemblea con i lavoratori e costringendoci a far intervenire i nostri legali».
Tra Varese, Gallarate e Busto Arsizio sono interessati circa 100 lavoratori. «Nel 2017 avevamo chiesto di fare un contratto integrativo più ampio – conclude la sindacalista – per affrontare vari aspetti tra cui il miglioramento delle condizioni di lavoro in virtù della riduzione degli organici e la totale liberalizzazione degli orari, il tema della videosorveglianza e del controllo a distanza, e discutere di un premio incentivante variabile. Ma dal luglio scorso la società è scomparsa e non ha dato più la sua disponibilità al confronto se non a febbraio dove ha raccontato a solita favoletta dell’omnicanalità».
Il sindacato a questo punto chiede di vedere un piano industriale credibile per capire come si è generata una perdita di 17 milioni di euro e qual è il preventivo di bilancio del 2018 per capire quanto la società vuole recuperare.
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Qualcuno forse incomincia ad aprire gli occhi e capisce che aver dato mano libera allo sviluppo della grande distribuzione a prezzo sottocosto non ha generato profitto ma solo perdite. Ora con i giganti della vendita online queste attività commerciali si trovano in affanno….gli utili non sono più quelli di 15 anni fa soprattutto quando hai a che fare con venditori dematerializzati senza punti vendita ma solo con magazzini dove per brevi periodi stoccare la merce.
Potevamo puntare sulla produzione e sulle nostre aziende, sulla vendita al dettaglio. Abbiamo preferito essere il grande supermercato di rivendita cinese/asiatica, a prezzi sempre più bassi ma con la qualità del lavoro sempre più dequalificata.
Ecco i risultati con l’aggravante che ora ci troviamo senza più negozianti medio-piccoli e con enormi centri commerciali che rischiano di chiudere da un giorno all’altro lasciandoci una distesa senza sosta di capannoni.
Che dire…. la lungimiranza non ci appartiene.