Fornaci di Caldè, altre 58 denunce per occupazione abusiva
Cancelli divelti e spazzatura. Episodi di microcriminalità e pericolo per un luogo non sicuro hanno obbligato i carabinieri ad un ulteriore giro di vite

Stuoie e asciugamani sull’erba, tuffi nel lago nelle prime giornate di sole, e la striscia rossa dei pantaloni dei carabinieri che fa capolino di nuovo dopo le 21 denunce di due settimane fa.
Nel mirino dell’Arma ancora quanto accade nella vecchia fabbrica di calce: domenica scorsa i militari sono entrati per un controllo e sono usciti con 58 carte d’identità.
Sotto la foto dei documenti tutte le stesse date di nascita: 1999, e 2000 e la stessa provenienza: Gavirate, Caravate, Varese, Legnano.
L’ulteriore giro di vite è arrivato lo scorso weekend quando l’ennesimo blitz è stato portato a termine d’iniziativa dai carabinieri, anche se da giorni nella zona in molti fra i residenti avevano notato che il viavai alle fornaci era proseguito.
Forse per via della recinzione che era stata ancora una volta scardinata, come testimoniano le foto che varesenews aveva raccolto nell’immediatezza dei fatti (assieme ad una certa quantità di spazzatura trovata sul posto dai militari).
Questo, sommato ad episodi di micro criminalità verificatisi come vetri rotti delle auto in sosta e in alcuni casi anche la sottrazione di zainetti e portafogli ha obbligato gli uomini del capitano Alessandro Volpini a tenere sotto controllo l’area, una necessità che si pone come imperativo per evitare spiacevoli conseguenze nella migliore delle ipotesi, e nella peggiore fatti gravi, come disgrazie avvenute in passato (solo un anno fa la morte di un ragazzino del Togo affogato proprio di fronte alla piattaforma in cemento gettonatissima per tuffi).
Il reato ipotizzato è occupazione abusiva di immobili e terreni che viene perseguito d’ufficio quando il numero delle persone supera le cinque unità: qui ce n’erano dieci volte tante.
I carabinieri hanno ricostruito anche le modalità di accesso dei ragazzini alle fornaci: arrivano in paese direttamente col treno e scendono alla stazione di Castelveccana, che si trasforma nei weekend in una sorta di “Circumvesuviana“, poi tutti in spiaggia, senza accontentarsi dello spazio di arenile demaniale raggiungibile dall’altro capo del golfo, a cinque minuti a piedi, ma alla ricerca delle vecchie fornaci, che suscitano un fascino dalle conseguenze immaginabili sfogliando il codice penale.
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Quello che non capisco riguarda l’accessibilità al lago dove, mi pare, le coste sono di demanio pubblico e dovrebbero essere accessibili senza problemi. Per quanto riguarda le Fornaci, visto che sono fatiscenti e con rischio di crollare, mi chiedo perché non vengano demolite o, se considerate bene da salvaguardare, ristrutturate. Un quesito finale:la proprietà di questo manifatto paga regolarmente l’IMU al Comune di competenza?