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Non chiudete il nido Carletto Ferrari

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7 Febbraio 2014

Ritengo, con questa lettera, di scrivere in nome dei genitori dei bambini dell’asilo nido “Carletto Ferrari” di Varese di cui solo i giornali, e solo adesso, danno notizia di una imminente chiusura per non meglio specificate attività di ristrutturazione dello stabile. Tra l’altro vengono pubblicamente espressi dubbi sulla successiva riapertura dell’asilo. 

Vorrei richiamare l’attenzione sulle conseguenze che una tale evenienza porterebbe ai bambini e alle famiglie per le quali la struttura rappresenta un punto di riferimento fondamentale. 
Oggi più che in passato, affidare i propri piccoli ad un asilo nido è per i genitori una scelta sempre 
molto travagliata, dettata molto spesso da stringenti esigenze lavorative. E’ decisamente 
“innaturale” allontanare un bimbo di 10 mesi o poco più dal calore della mamma e del papà. Per 
tale ragione gli asili nido prevedono un lungo percorso di graduale inserimento che rende questo evento quanto meno doloroso e traumatico possibile per il neonato stesso ma anche per i genitori. 
Una volta avviato il percorso educativo, il bambino riconosce l’asilo come casa propria, ogni 
interruzione o cambiamento del percorso ha degli effetti negativi nella psicologia di bambini così 
piccoli. 
Le educatrici, o chiunque abbia avuto un figlio in un asilo nido, sanno quanto possa essere difficile 
per gli adulti e stravolgente per i bambini ripetere il processo di inserimento in un nuovo asilo. Nel 
fragile equilibrio psichico ed affettivo di un lattante le maestre diventano delle seconde mamme e 
loro stesse si legano ai propri piccolissimi alunni di cui apprendono giorno per giorno le esigenze 
individuali, il carattere di ciascuno e il modo migliore per accudirli e farli stare bene. In tale 
contesto la continuità è la parola d’ordine, lo dicono psicologi ed esperti. 
Non di meno l’asilo nido diventa da subito elemento centrale nella vita quotidiana di una famiglia. 
Dalla sola dislocazione dell’asilo dipendono scelte lavorative, contratti di part-time, l’acquisto o 
meno di un’automobile, persino la scelta dell’abitazione. 
Allora dico all’assessore Angelini, che certo avrà a cuore tutto questo: chiudere un asilo non è 
come chiudere una sala giochi o una biblioteca. Tanto più se la chiusura non viene comunicata a genitori e cittadini con un anticipo di almeno due o tre anni. Molte famiglie, infatti, sapendo della 
prevista chiusura dell’asilo avrebbero da subito fatto scelte diverse. 
Forse l’assessore Angelini non ha piena coscienza della delicatezza del tema, altrimenti non riesco ad immaginare come mai non abbia ritenuto necessario aprire un dialogo con i genitori dei 
bambini iscritti all’asilo Carletto Ferrari. La chiusura della struttura è una decisione che comporta 
delle ampie responsabilità sociali, non è solo un problema sindacale tra il Comune e gli impiegati 
dell’asilo. 
In conclusione i genitori chiedono con forza di scongiurare in tutti i modi la chiusura della 
struttura, peraltro tra le più grandi e storiche di Varese. Ogni alternativa alla chiusura venga 
valutata con attenzione tenendo bene a mente le esigenze delle famiglie e di 60 neonati. 
Giuseppe Licata, papà della piccola Camilla

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