“Vado al Policlinico. A Varese non c’era posto per me”
Ad aprile, il professor Luigi Boni lascerà la chirurgia di Varese per andare a dirigere il reparto milanese. La decisione maturata dopo le scelte aziendali che penalizzano il reparto universitario

« Sono nato professionalmente in questo ospedale dove sono cresciuto sotto una guida molto brava e illuminata. Ora me ne devo andare. Le scelte aziendali non mi lasciano altra scelta».
Da aprile, il professor Luigi Boni, chirurgo specializzato in laparoscopia, andrà a dirigere il reparto di chirurgia generale e d’urgenza del Policlinico di Milano: « Ho vinto un concorso in cui si richiedeva specificamente la chirurgia laparoscopica. È una sede prestigiosa, di lunga e rinomata storia. Indubbiamente è una sfida di livello, anche perché Milano è una piazza dove tra privato e pubblico c’è una bella e stimolante concorrenza»».
Si conclude, così, un rapporto iniziato 17 anni fa quando, ancora studente universitario di Pavia, scelse di venire a Varese per poter seguire la specialistica con il professor Renzo Dionigi: « È stato un grande maestro, quasi un padre. Mi ha insegnato molto più di quanto lui stesso possa ritenere. Mi è sempre stato vicino e stimolato a cercare nuovi campi, a studiare e a crescere continuamente. Lui mi ha mostrato come interagire con i pazienti, con i parenti e il personale. Io sono ancora giovane, a 46 anni ho molti obiettivi davanti e voglio continuare a costruire».
Cosa che a Varese non poteva fare
« Le scelte aziendali sono andate in una diversa direzione. Hanno creduto in una chirurgia e in un’oncologia ospedaliere e non universitarie. Con questi presupposti io non avevo più spazi. L’università e la facoltà di medicina hanno perso tantissimo con il pensionamento del professor Dionigi. Lui ha creato questo ateneo e lo ha diretto con grande capacità. Certo, oggi i tempi sono differenti, situazioni nuove che richiedono diversi approcci »

Le mancherà questo ospedale?
« Come ho detto io sono nato professionalmente qui. Ho creato amicizie importanti. Lavoro con una squadra di altissimo livello e con cui si era creata una sintonia speciale. Quando ricevevo specialisti stranieri in visita, tutti si complimentavano per il clima della sala chirurgica, la grande professionalità. Ci sono poi molti giovani specializzanti e l’ambiente è sempre frizzante. Tutto ciò mi mancherà. La piazza di Varese dimostra che, anche nel piccolo e in provincia, si può dare tanto e avere riconoscimenti internazionali»
Cosa ha giocato in favore di questo sviluppo?
« Una guida illuminata che ha creato una squadra di giovani che avevano voglia di crescere e migliorarsi in diversi settori. Ma tutti uniti per portare avanti lo stesso progetto».
Ora che andrà a dirigere il reparto di chirurgia, cosa si porterà dietro della sua esperienza varesina?
« Vorrei seguire l’esempio del professor Renzo Dionigi: un capo ma anche un maestro»
E cosa farà di differente?
«Darò a ognuno il suo spazio per crescere e specializzarsi. Voglio costruire una squadra dove ognuno lavori sodo per ottenere le proprie soddisfazioni garantendo il paziente con un alto livello qualitativo. Attualmente a Varese è diffusa la sensazione di essere solo dei numeri e c’è scarsa partecipazione. Tutto ciò va a scapito del clima e della collaborazione… Alla lunga questo fattore è penalizzante».
Per l’ospedale varesino una nuova prestigiosa perdita dopo quelle dell’autunno scorso: i professori Carafiello, La Rosa e il dottor Bordoni
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