Licenziata dal bar, il marito e gli amici devastano il locale
Il fatto è avvenuto in un esercizio del paese la sera di giovedì. Rintracciati e denunciati gli autori del raid. Il motivo: l'ex-datore di lavoro le doveva ancora 400 euro

Il reato per i quali sono stati accusati si chiama “esercizio arbitrario delle proprie ragioni” che, detto così, non sembra neanche tanto grave ma quello che hanno passato i titolari di un bar di Vergiate è stato un vero e proprio assalto con tanto di taglierino e chiave inglese.
Nella serata del 5 gennaio, infatti, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Gallarate, insieme ai militari della Stazione di Vergiate, sono intervenuti in un bar del paese, dove si era appena consumata un’aggressione ai danni del titolare dell’esercizio da parte di 4 persone.
Giunti sul posto i militari hanno contattato il proprietario del bar, che nel frattempo si era rifugiato nella pizzeria di fronte al suo locale, ricostruendo la fasi della lite mentre gli autori del gesto si erano già allontanati dal luogo.
Dal racconto del proprietario è emerso che poco prima quattro individui tra i 25 e i 30 anni avevano fatto irruzione nel locale, minacciando il proprietario con un taglierino e scagliandogli contro una chiave inglese, che l’ha colpito al volto.
Il motivo del contendere era noto al gestore: la moglie di uno dei protagonisti del raid, impiegata presso il suo esercizio fino al mese di dicembre, era stata da poco licenziata dal titolare senza tuttavia aver ancora percepito la paga spettante. In particolare, su stessa ammissione del proprietario del bar, i carabinieri hanno accertato che la donna vantava ancora il pagamento di circa 400 euro di stipendio.
I titolari, temendo per la loro incolumità, sono scappati e hanno chiesto aiuto in una pizzeria vicina da dove hanno chiamato i Carabinieri, mentre i quattro scalmanati scatenavano la loro ira contro le bottiglie e gli arredi del bar, prima di darsi alla fuga.
Tutti rintracciati ed identificati dai Carabinieri di Gallarate, sono stati quindi denunciati in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio per esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
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