E’ morto lunedì pomeriggio all’ospedale di Varese il professor Carlo Matteo Uslenghi, sindaco di Tradate per dieci anni: dal 1975 al 1985. Una breve malattia ha posto fine alla sua vita che tanti anni lo ha visto protagonista nella città. Laureato in radiologia, per vent’anni praticante nella professione tra l’Istituto tumori di Milano, cattedra universitaria, segretario dei Radiologi Italiani, fino ad arrivare a presenziare lo scorso anno il Congresso Internazionale dei Radiologi tenutosi a Milano, Uslenghi, esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, è stato per dieci anni a capo della prima giunta di sinistra della città, la cosiddetta “giunta del cambiamento”. All’opposizione dal ’70 al ’75, divenne sindaco proprio quell’anno, decidendo di seguire una politica molto vicina a quella di Riccardo Lombardi, colui che all’interno del partito socialista rappresentava l’anima di sinistra. Fu sindaco fino al 1985, quando giunse la giunta Lucioni, ma lui non abbandonò la politica, preferendo rimanere in opposizione fino al ’90. In quei dieci anni svolti come Sindaco, numerosi sono stati i cambiamenti e le innovazioni che lo hanno visto anche affrontare la recessione dei primi anni ’80. “Il sindaco del cambiamento” ha creato la giunta del Piano Regolatore che ha dato alla città una direzione urbanistica ben precisa; direzione che, a differenza di molte altre città, ha salvaguardato il verde: basti pensare che fu allora che venne bloccato il bosco e istituito il Consorzio del Parco Pineta. Altra grande innovazione fu, durante la grande crisi degli alloggi, l’istituzione del Piano di Edilizia Economico Popolare: 400 appartamenti che hanno assegnato all’edilizia pubblica un giusto spazio. Come anche l’insediamento dei Piani di Insediamento Produttivo, le cosiddette zone industriali. Ma di quegli anni, non bisogna nemmeno dimenticare la creazione del grande centro sportivo di Viale Europa, oppure la Biblioteca presso la suggestiva villa della Casa della Cultura, Villa Centenari, Piazza Mercato, il grande plesso delle Scuole Medie Superiori, l’Asilo Nido di Abbiate, la Scuola materna delle Ceppine (oggi quartiere in grande espansione), il cinema-teatro dedicato all’amico artista Paolo Grassi (colui che con Strheler ha fondato il teatro Piccolo di Milano). Ma non sono solo state le opere pubbliche a caratterizzare i suoi due mandati: grande corpo si è dato alla politica dell’anziano: prima di allora non esisteva la figura dell’Assessore ai servizi sociali; oppure, altro grande merito di Uslenghi, è stato quello di aver aderito e favorito, assieme a pochi altri sindaci dei comuni della provincia, la costituzione dell’Università di Varese; per non parlare dell’istituzione della grande Fiera Zootecnica che aveva acquistato fama a livello regionale. Uslenghi, e la giunta da lui creata, si sono fatti carico appunto di quelle decisioni politiche che ancora oggi vengono sfruttate e che di certo hanno lasciato un segno evidente nella città e sulla vita dei suoi abitanti. Secondo Luigi Albizzati, uno dei membri della “giunta del cambiamento”, “Uslenghi è stato in politica molto deciso e direi anche forte, mentre il rapporto con i malati era un rapporto umano, di servizio: l’approccio al malato era un approccio umile: viveva la sua attività professionale come una missione. Adesso è morto senza avere avuto la soddisfazione di aver visto iniziare i lavori della struttura protetta per anziani non autosufficienti. Sotto l’amministrazione Uslenghi si era arrivati ad avere già anche i finanziamenti regionali: uomini e forze politiche diverse, non hanno favorito l’iniziativa: l’uomo Uslenghi si era battuto, aveva puntato tutto su questa struttura protetta, ma, nonostante si fossero ottenuti sia i finanziamenti che l’approvazione del progetto, tradatesi ciechi e sordi a questa necessità, hanno fatto in modo di non veder realizzata la sua opera, la sua intuizione”. Una sua frase da lui scritta su un giornale locale può riassumere la filosofia di pensiero dell’uomo ex primo cittadino: “più rispetto e più tolleranza delle idee altrui; più solidarietà, maggior attenzione e cura delle problematiche giovanili del lavoro”.
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