“È come se sparisse il Monte Rosa dall’orizzonte”

Paula Lazrus racconta come riprende la vita nella città statunitense

Manhattan 21, settembre.

Inizia l’autunno.

La gente continua a parlare a voce bassa.

Ognuno è più attento all’altro. Il poliziotto che che dice "salute" quando qualcuno passando per strada starnutisce. Tutti saltano ai rumori più piccoli.

E’ passata poco piu’ di una settimana dal crollo del WTC. La choc collettivo cosi palpabile nei primi giorni lascia spazio a paure varie. Quale sarà la prossima calamità? Quale sarà la risposta del nostro governo? Come ritroveremo la "vita normale"?

Qui a New York dove bandiere delle stelle e strisce, sono solitamente piuttosto rare, adesso sono spuntate dappertutto. Non sono sicura se mi sento più risassicurata dai questi simboli, segni di solito visti come segni di patriottismo. E’ vero che parlando con la gente, dicono che per loro rappresentano più solidarità con quelli che hanno vissuto la tragedia in prima persona, o che stanno aiutando, ma comunque per tanti di noi, ti senti in ogni caso un pò nervoso. Come anche, i jet militari che ogni tanto volano sopra la città. Credo che pensino di dare un senso di sicurezza. In realtà la gente trema un po’ quando passano. Fanno paura quei aerei.

Tanti uffici della zona di Wall street sono riaperti, ma il mio palazzo è’ rimasto chiuso fino a ieri. La nostra compagnia ha 9 palazzi nella zona. Tutti, tranne il mio, hanno riaperto martedì scorso. Oggi tutti i palazzi sono aperti. Tanti degli uffici in questa parte della città stanno funzionando con la corrente prodotta dai generatori. I telefoni funzionano solo sporadicamente qui ed anche in altre parte della città. Interent anche a causa di un virus che ha attaccato tanti uffici mercoledì. C’è molta polvere e aria stagnante. L’aria ha un sapore schifoso, e da fastidio agli occhi.

Fin da ieri stavo aiutando un altro gruppo nella compagnia, che sta rispondendo a chiamate 24 ore al giorno ad un sede in NJ. Ho lavorato di notte, o presto la mattina. Chiedevano di lavorare 9-12 ore di fila. Andando lì che era ancora buio vedevo bene come era cambiata la mia città. Attraverso il buio, una luce bianca e surreale illumina le zone dove un volta stava il WTC come una fantasma. Sono le luci artificiale che permettono i numerosi vigili del fuoco, poliziotti, medici varie, volontari, ecc. di continuare a lavorare 24 ore al giorno, tirando via pezzi di acciaio contorto, tonnellate di macerie, cercando persone, e pezzi di corpi ecc.. Illumina l’aria ancora pieno di polvere e fumo. Lunedi mattina presto tornando a casa, ho visto una carovana di circa 50 ambulanze e macchine di soccorso venendo da tutte le direzioni puntati verso il tunnel che porta alla zona colpita.

Ieri pomeriggio, tornado a casa ho avuto la mia prima vista chiara della zona meno la sue strutture emblematiche. Manhattan ha perso la sua ancora. Il suo punto di riferimento. Come se, percorrendo la A8 o il Sempione il Monte Rosa non spuntasse più dalle nuvole. Venendo dal nord o a sud, verso Manhattan quelle torri all’orizzonte erano le prime cose che attiravano l’occhio e che indicavano che eri quasi a casa. Adesso tutta la vista è cambiata, come una barca senza i suoi alberi. Non solo per la mancanza delle torri, sono tanti ormai i palazzi distrutti. La visione della zona torna in qualche modo alla forma che aveva quando ero una ragazzina.

A New York City, più che in ogni altra parte degli USA, siamo un società di gente di ogni tipo. Amiamo quello, siamo orgogliosi di quello, e in questi giorni ci sentiamo più vicini uno all’altro e condividiamo la paura che altri anche nel nostro paese non capiranno questo. Questa diversità e anche la nostra identità. Nella mia sinagoga, martedì, per la festa ebraicia del nuovo anno, parlavano, Kofi Annan, un prete cattolico, un ministro presbeteriano, un cristiano dal consiglio ecumenico ed un sheik che è capo del comunità musulmana di NY. Hanno incominciato ricordando tutti che la loro presenza non era semplicemente un proforma, ma che visitavano le case religiose altrui regolarmente, che non erano stranieri uno ad altro. E ribadivano che più violenza porta solo più violenza, che più che mai le nostre comunità dovevano parlare e cooperare. Magari il nostro governo farà lo stesso.

Oggi sono di nuovo nel mio ufficio nel financial district. Dopo un po’ di tempo vado alla finestra dove ho visto tutto martedì scorso. Il cielo è pienamente visibile dove prima c’erano le torri imponenti del WTC. Camminando per strada le tettoie dei negozi, i davanzali alti e qualche rientranza hanno ancora polvere grigia addosso nonostante due giorni di piogge torrenziali. Comunque, almeno quei, non lontano dal ex WTC, le strade sono pulite, anche se l’aria ha ancora un leggera odore del fuoco.

A ora di pranzo sono andata a vedere la zona colpita. Passando lungo le strado ho notato che le aiuole avevano ancora un strato di polvere 1.5 cm di spessore che copriva la terra, nonostante le piogge. Si può stare entro un isolato di distanza dal epicentro. Li all’incrocio di Broadway e Liberty St. una volta c’era una piazza grande, e all’ora di pranzo vari carretti circondavano i perimetri vendendo falafel, burritos, hot dogs e shish kababs. C’erano alberi e scalette e la gente sedeva all’aria aperta per mangiare, chiacchierare, giocare a scacchi e prendere sole. Non c’e’ piu un albero. Ora le macchine di costruzione riempiono la piazza, le strade sono chiuse con cordone, e polizie stanno ad ogni angolo. La gente sta li, in piedi con la faccia rivolta in su, dove una volta le torri ed altri palazzi del piazza stavano. Alla grande piazza spaziosa dove ascoltavamo musica e ballavamo nei mesi caldi. Dall’altra parte però, considerando la devastazione, è quasi un miracolo che quasi tutto il resto è ancora in piedi. Tanti palazzi sono ancora ricoperti di polvere di cemento, ma i vetri sono stati gia rimessi. Infatti una delle cose che mi hanno molto colpito in questi giorni è che la posta continuava ad arrivare come normale. Anche mercoledì e giovedì scorso. Sembra incredibile. Se nient’altro, la resistenza dei palazzi è niente di meno di quella dei cittadini della mia amata città.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Settembre 2001
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