Dal Ticino qualche suspence per il voto

La situazione delle forze politiche nel Canton Ticino

Se c’è un luogo fisico nel quale i dubbi sull’esito della consultazione per le Federali hanno diritto di cittadinanza, questo luogo si chiama Canton Ticino. Poco meno di 300’000 abitanti, suvvia, lo conosciamo un po’ tutti, almeno nelle linee fondamentali: capitale è Bellinzona, piazza finanziaria è Lugano, emblema del turismo sono Locarno ed Ascona, l’internodale dei traffici è da sempre Chiasso, ad unire le 2 aree del Sottoceneri sta il ponte di Melide, a dividere culturalmente un impiegato di Breganzona dal collega di Quartino sta il Monte Ceneri, il punto estremo verso nord si chiama Airolo e da lì in poi è tutta terra straniera per lingua e per usi, se invece da Bellinzona deriviamo verso est per qualche chilometro non c’è soluzione di continuità territoriale, ma il Cantone si chiama già Grigioni con quella Mesolcina fatta di paesi dal nome grezzo. E, infine, sull’altro lato Ascona cede il posto a Brissago (Brissago Toscanelli, si diceva un tempo, per distinguerla da Brissago Valtravaglia), e qui l’odore di Piemonte è fin troppo evidente nella parlata, perché la “u” lombarda diventa “u” punto e basta.

Dubbi, si diceva. Questa volta qualcosa accadrà, e non solo nel nome del candidato che verrà eletto. Sugli 8 seggi al Nazionale, 2 sono dei liberali, 2 sono dei socialisti, 2 sono dei democristiani e 2 sono della Lega dei Ticinesi. Sono, o per meglio dire “erano”, della Lega. Sta di fatto che Silvio Flavio Maspoli, cofondatore della Lega e suo vicepresidente sino al maggio scorso, all’ormai certa non ricandidatura ha preferito opporre una scelta in pieno stile “Alleingang”, cioè provo a camminare da me solo e guai a quanti si metteranno sulla mia strada. Hanno gongolato i tenentini della Lega che avvertono il profumo della promozione a colonnelli, ma prima di dare per morto Maspoli preferiamo vedere i conti delle urne. Gli altri conti, quelli personali, al consigliere nazionale locarnese li hanno fatti alcuni creditori e la magistratura. Uno che abbia condiviso qualche avventura editoriale e/o sportiva e/o politica e/o imprenditoriale con Maspoli sa di averlo visto esaltato, prostrato, entusiasta, ammalato, dinamico, irragionevole, esplosivo, a volte incapace di ammettere l’errore commesso, immaginifico, a volte pronto a negare l’evidenza… sa di averlo visto così ed in mille altri modi, ma in una scommessa sulla sua morte politica non brucerebbe l’ultimo centesimo, no davvero. Nemmeno ora che il Falstaff della politica cantonale ha fatto carte false con le firme di un referendum (domanda: ma gli altri membri del Comitato referendario, dov’erano? Che facevano? Ignoravano la realtà di un uomo che in quel momento aveva perso il contatto con la realtà? Mah).

Maspoli, insomma, corre con una lista propria: l’ha chiamata “Risorgimento ticinese”, e quanto a resurrezioni egli è senza dubbio maestro. Talmente propria, quella lista, che egli è l’unico candidato. E la Lega si è trovata un problema appena fuori dall’uscio: Giuliano Bignasca, presidente “a vita” del movimento sorto nel 1991 e sin da sùbito impostosi con una dialettica da rottura degli schemi (ebbe anche un consiglieri agli Stati, la Lega; ed è presente nel Governo ticinese con Marco Borradori, già consigliere nazionale), ha stretto sì alleanza con l’Unione democratica di Centro, ma questo potrebbe non bastare per mantenere la doppia rappresentanza a Berna. Già, in Ticino l’Udc è ancora forza marginale, anche se in aprile ha raddoppiato (da 3 a 6 deputati) la forza politica nel Gran consiglio ed anche se una fetta di liberali “delusi” potrebbe trovare meglio riconosciute le proprie istanze (è un ex-liberale dell’area di “Gazzetta ticinese” anche Gianfranco Montù, forse l’unico Udc a poter mantenere il cuore diviso tra Italia e Svizzera). Gli è che l’Udc ha uno scheletro uscito dall’armadio: Roger Etter, il suo “uomo forte” sino al tardo inverno e nemico giurato di Maspoli, aveva prelevato indebitamente qualche milioncino di franchi dai conti d’un suo cliente, e per un caso sicuramente fortuito gli ha poi sparato addosso da qualche decimetro. Cliente, salvo per miracolo; Etter, in manette.

Dunque, se anche Maspoli non viene riconfermato, non è detto che la Lega consegua l’obiettivo pieno. E qui scatta una serie di calcoli in cui il proporzionale “alla svizzera” rimette in gioco tante e tante aspettative. Per il solito computo delle percentuali residue, a ricavare qualche beneficio potrebbe essere il Plrt, ossia quella forza liberale-radicale dalla doppia anima spesso in discussione. L’obiettivo dei liberal-radicali è chiaramente un terzo seggio al Nazionale, l’ha detto il presidente Giovanni Merlini in sede di congresso cantonale e non è difficile il credergli (certe occasioni arrivano una volta nella vita). Problema: chi? Passerà un radicale, come spera la corrente bellinzonese, o un liberale, come si augurano a Lugano?

Di tutt’altro genere le preoccupazioni in casa pipidina, laddove “pipidino” significa democristiano (perché “pipidino”? Per via della sigla ticinese: Ppd, Partito popolare-democratico). Il doppio seggio al Nazionale non dovrebbe essere in pericolo, okay. Quello agli Stati era sicuro come l’oro del Klondike fino ad un mesetto fa. Poi è accaduto che qualcuno abbia voluto fare le pulci a Filippo Lombardi, consigliere agli Stati uscente, nella vita presidente di “TeleTicino”. Che cosa hanno scoperto? Che di giorno mostra il volto bello e paciotto mentre di notte si trasforma in un serial-killer? Che esegue esperimenti di biogenetica su esseri umani? Macché: hanno scoperto che in aprile, o giù di lì, Lombardi era stato multato per eccesso di velocità nel Canton Argovia, circolando egli a 115 chilometri orari anzichè ad 80 come prescritto in un certo tratto di strada. Peccato, per Lombardi, che la licenza di condurre (certo, in Italia si chiama patente) gli fosse stata revocata per 22 mesi a causa di precedenti sanzioni amministrative sempre legate alla sua abitudine di pestare sull’acceleratore. Morale della storia: Lombardi è stato sbertucciato a mezzo stampa, convocato dalla magistratura che gli ha intimato di raccontare solo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, ad un certo punto sembrava che le cose volgessero al peggio, alla fine il “senatore” è stato condannato in sede penale e con processo – diremmo noi – per direttissima. Ogni confronto con la realtà italiana è da evitarsi per carità di patria; Lombardi l’ha presa con un filo di serenità (“E’ la miglior dimostrazione che da noi nessun cittadino si colloca sopra la legge”), nel suo partito erano già pronti a fucilarlo sulla pubblica piazza, il presidente Fabio Bacchetta-Cattori ha annaspato niente male davanti alle telecamere, qualche Solone da Berna ha tuonato con frasi onestamente meglio adatte ad un bordello. Bah.

Infine, i socialisti. Che veleggiano niente male, capperi. Che contano su una Anna Biscossa presidente aggressiva. Che ogni tanto, però, si dimenticano di qualche guaio in casa propria: Franco Verda, un giudice da loro fatto nominare (le carriere in magistratura, a queste latitudini, sono vincolatissime al parere di questo o di quel partito) o che essi spinsero, ha avuto problemi di relazioni strette con personaggi considerati in odor di mafia. Scandalo scandalone, dalla pentola è uscito di tutto, gli arresti sono fioccati, un’azienda cui erano stati promessi “appoggi” economici è morta e sepolta. Detto questo, tra i socialisti pare circolare un certo ottimismo: semmai la questione è legata ai nomi dei futuri consiglieri nazionali, dal momento che Fabio Pedrina non è propriamente la simpatia fatta persona e che Franco Cavalli ha posizioni a volte oltranzistiche ed a volte discutibili, tanto più trattandosi di un medico oncologo. Dovendo azzardare, Cavalli riconfermato e Pedrina a doversela vedere con la concorrenza interna. Per quanto il concetto sia noto: un parlamentare uscente parte con i favori del pronostico. Toh, un’analogia con l’Italia è stata trovata, infine…

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Pubblicato il 17 Ottobre 2003
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