Svizzera: vince la destra, bene i socialisti. Crolla la Lega

Dalle elezioni esce sconfitto il centro. Forte avanzata dell'Udc di Blocher

Una Svizzera “polarizzata”, con barra a Destra ed a Sinistra nello stesso tempo. Una Svizzera in cui il Centro “borghese”, rappresentato soprattutto da Partito radicale democratico (Prd, in Ticino Partito liberal-radicale) e Partito democratico-cristiano (Pdc, in Ticino Partito popolare democratico), arretra vistosamente e rischia di perdere quella funzione di equilibrio che esso stesso si era costruito nel corso dei decenni. Una Svizzera, infine, nella quale non sembra esserci più posto per le istanze regionalistiche, come attestano il crollo della Lega in Ticino e la disfatta dei liberali romandi nella Svizzera di lingua francese. Sono queste le prime impressioni che emergono dalla lettura dei risultati – ormai quasi definitivi: margine di errore intorno all’1.1 per cento – delle elezioni generali svoltesi nel week-end: per quanto le previsioni della vigilia siano state rispettate, l’esito della competizione ha come conseguenza primaria l’apertura di un periodo di “verifiche” all’interno dei singoli partiti sconfitti e, di conseguenza, l’imposizione di una pesante ipoteca sul futuro stesso del Governo in carica a Berna. All’inizio di dicembre, infatti, è in calendario il rinnovo dei consiglieri federali, in ragione dell’annunciata uscita di scena del “ministro” Kaspar Villiger (Prd); Ueli Maurer, presidente dell’Unione democratica di Centro, ha annunciato pochi minuti or sono di volere un secondo seggio in seno all’Esecutivo e di essere pronto a sconfessare Samuel Schmid, ossia il suo stesso rappresentante in Governo, se egli non agirà secondo le linee di azione dell’Udc.

Democristiani all’angolo – Non sarà facile, per Prd e Pdc, il trovare una risposta alla batosta subita. Per quanto abbiano perso, stando ai dati quasi ufficiali, rispettivamente il 3.1 e l’1.6 per cento, Prd e Pdc sono costretti a rinunciare a qualcosa come 16 mandati (8 per parte) in Consiglio nazionale, e questo mentre l’Udc di Maurer (ma soprattutto di Christoph Blocher, autentico demiurgo dell’avanzata elettorale) si attesta per il momento a quota 55-56, con un incremento di 11-12 seggi. Ancor più seria, sempre dal punto di vista dei battuti, è la formidabile affermazione dell’Udc nelle regioni francofone, a testimonianza di una nuova dimensione effettivamente confederale del partito. E, in chiave di futura governabilità del Paese, appare ormai insostenibile la pretesa dei democristiani di mantenere 2 propri esponenti (Ruth Metzler e Joseph Deiss) nell’Esecutivo mentre l’Udc, ossia il primo partito per forza elettorale e per rappresentanza al Nazionale, dispone del solo Schmid. In altre parole, la cosiddetta “formula magica” (2 liberali-radicali, 2 democristiani, 2 socialisti, un democentrista) è destinata a morire dopo oltre 40 anni di servizio.

Socialisti contenti, ma… – L’affermazione dell’Udc ha tolto il buonumore anche ai socialisti, che pure avrebbero motivo di festeggiare il valido risultato generale conseguito. Christiane Brunner, presidente del partito e qualche anno fa candidata ufficiale al Consiglio federale, starebbe meditando di proporre un invito ufficiale alle forze politiche “borghesi” al fine di costituire una sorta di blocco compatto in occasione del rinnovo del Consiglio federale: una serie di voti incrociati consentirebbe in effetti sia di sbarrare la strada all’elezione di un secondo membro Udc, sia soprattutto di impedire che ad entrare nella stanza dei bottoni sia Christoph Blocher. Improbabile, all’atto pratico, che l’ipotesi sia accolta: l’Udc sarebbe a quel punto costretta a chiamarsi fuori dal Governo, a rompere quindi la “formula magica” ed a passare all’opposizione.

Radicali nella bufera – In casa Prd l’aria è ormai pesantissima. Le uscite del consigliere federale Pascal Couchepin, che ha esplicitamente richiesto un innalzamento dell’età per il pensionamento, sembrano aver determinato un’emorragia di consensi soprattutto dall’ala radicale, tendenzialmente orientata a sinistra. Qualche influsso negativo è senza dubbio derivato anche dalle sgradevoli vicende personali in cui sono rimasti coinvolti vari esponenti del partito: uno per tutti, lo sciaffusano Gerold Bueher, eletto presidente nel 2001 e da molti considerato l’erede quasi automatico di Kaspar Villiger in Consiglio federale, che dovette rassegnare le dimissioni in fretta e furia dopo meno di un anno e mezzo per lo scandalo-Rentenanstalt.

I Verdi sorridono – “Outsider” della competizione, preoccupatissimi per la difesa di alcuni seggi “ballerini”, pronti ad una manovra di ripiegamento: così venivano descritti i Verdi alla vigilia della tornata elettorale. Il riscontro delle urne dice invece che gli ecologisti hanno tratto i migliori frutti dall’alleanza con il Ps, portando a casa un 7.8 per cento che dovrebbe garantire 14 seggi (più 5) al Nazionale. Il rischio di una cannibalizzazione da parte dei socialisti sembra inoltre scongiurato, almeno per il momento.

Il Ticino si interroga – Gli ottimi riscontri conseguiti dai socialisti in Ticino sono in parte esito della crisi economica e, in parte, di un regalo servito su piatti d’argento dalle altre forze politiche presenti nell’Esecutivo del Cantone italofono. Il “siluramento-congelamento” di Patrizia Pesenti, consigliera di Stato, da parte dei suoi colleghi ha generato un fenomeno di simpatia che si è riverberato sul partito guidato da Anna Biscossa: non è un caso se nel pomeriggio, a Bellinzona, migliaia di persone si sono ritrovate per una mobilitazione di sostegno alla “ministra” messa in freezer appena venerdì scorso, ossia ad urne praticamente aperte. E non è nemmeno un caso se Giuliano Bignasca, gran capo della Lega, ha attribuito la perdita secca del suo movimento (meno 10 per cento) anche al fatto che ad annunciare l’esautorazione della Pesenti sia stato Marco Borradori, ossia l’esponente leghista in Governo. Sulla sconfitta dei leghisti, mai così in basso nelle preferenze dei ticinesi, pesano ovviamente anche altre ragioni: il disastro compiuto da Flavio Maspoli con la falsificazione delle firme per un referendum, le polemiche che hanno condotto lo stesso Maspoli a creare una propria lista (“Risorgimento ticinese” ha percorso in realtà solo pochi metri), ed ancora quell’alleanza strategica con l’Udc che non tutti hanno digerito. Bignasca, che è ancora in lizza per il Consiglio degli Stati, nella serata di oggi ha adombrato un’ipotesi: smontare tutto e cedere il timone a qualcun altro. Un leader, è bene il sottolinearlo, che al momento non esiste.

Quanto ai democristiani, la flessione è stata generalizzata e dunque la difesa dei 2 seggi viene già valutata alla stregua di un “non insuccesso”. In casa liberale-radicale, infine, Fulvio Pelli ha ragioni da vendere per essere soddisfatto: non solo egli ed il collega Fabio Abate (quest’ultimo con qualche ansietà) si sono confermati per un quadriennio a Berna, ma come ciliegina sulla torta è arrivato il terzo seggio, appannaggio di Laura Sadis (capogruppo nel Gran consiglio del Canton Ticino). E Pelli è e resta l’unico possibile candidato, per ragioni di rotazione, a rappresentare di nuovo l’area italofona in Consiglio federale.

Situazione seggi alle ore 21.40 – A spoglio di fatto concluso, restano ancora da limarsi alcune posizioni. Stando ad una rilevazione dall’elevata attendibilità, questa la composizione del Parlamento svizzero 2003-2007 in termini di seggi: Udc 55-56; Ps 52-54; Prd, 35; Pdc 27; Verdi, 13-14; altre formazioni, 14-18.

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Pubblicato il 19 Ottobre 2003
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