Alla domenica nera si deve reagire

La domenica nera della Pallacanestro Varese e del Varese 1910 ha numerosi e illustri precedenti: non mi ci provo nemmeno a tentare di ricordare le date dei contemporanei ko delle due squadre cittadine di basket e calcio, credo basti la parola di un cronista che ha seguito entrambe negli Anni 60 e almeno per la metà del decennio successivo e fu quella l’età dell’oro dello sport varesino, con la Ignis prima e Mobilgirgi poi in lotta per scudetti e coppa campioni e il Varese come una navetta tra la A e la B. Domeniche doppiamennte amare perché appunto le squadre avevano un notevole spessore, domeniche da incubo se il cronista che le seguiva con la sconfitta del Milan incasellava un bel tris.
Che l’en plein ci sia stato il 31 ottobre dell’anno 2004 per la legge delle probabilità non deve meravigliare, tanto più che tra le bandiere dello sport varesino di oggi e di ieri c’è una bella differenza.
La più importante corre tra le due squadre di calcio: il Varese 1910 gioca nel campionato dilettantistico ed è pure un “undici” con il biberon dal momento che è stato costruito ex novo a settembre e mandato subito all’assalto, con propositi di vittoria, contro avversari collaudati e molto più forti. Non è detto che con il tempo i Balilla biancorossi non ce la facciano a essere promossi, ma la partenza lanciata è andata male: i dirigenti sapevano di correre questo rischio, non si può dire loro più di tanto dopo che hanno pure salvato società e squadra dalla fine ingloriosa che le attendeva. Prima della sbandata si però tentato il colpo d’acceleratore che in squadre più navigate qualche risultato lo dà: il cambio dell’allenatore. Belluzzo è stato sacrificato, Devis Mangia non ha fatto il miracolo perché nel calcio si cresce solo con il tempo.

La Pallacanestro Varese invece da qualche tempo dava segnali di involuzione, sia a livello di società sia tecnico. Il varo della nuova squadra è avvenuto all’insegna del caso Vescovi, poi la campagna acquisti ha fatto capire che le necessità di bilancio non erano a volte pari alle capacità di operare al meglio sul mercato e se portare a casa dei crack con pochi soldi non era facile allora sarebbe stato meglio puntare definitivamente sul ringiovanimento totale. Che oggi è la sola via da percorrere se si vuole dare un futuro a società e squadra. Non basta: sul tappeto è arrivato il problema dell’abbinamento. Lo si è affrontato in estate per l’autunno quando va risolto a dicembre per l’estate successiva. Sono errori – se le cose sono andate così – da non ripetere:la famiglia Castiglioni, alla quale dobbiamo la salvezza della grande pallacanestro della città, si merita di meglio.
Alla domenica nera si deve reagire, tanto più che ne arriveranno altre. Speriamo però che trovino le nostre due squadre in situazioni migliori. Ovvio che un bis degli Anni 60 e 70 appartiene però al mondo dei sogni.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 01 Novembre 2004
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