Disturbi multipli: la cura legata alla sinergia tra competenze scientifiche diverse

Prima riunione scientifica del Dipartimento di Medicina Clinica. Diretta dal professor Venco, tale realtà accademica aggrega venti discipline

Malattie del cuore che si ripercuotono sul sistema nervoso; problemi di obesità accompagnati da ipertensione: la medicina moderna deve confrontarsi sempre più spesso con pazienti affetti da disturbi multipli che richiedono un approccio di cura complesso e l’integrazione di competenze scientifiche diverse.
Proprio l’esigenza di una gestione multidisciplinare, ma sistematica, delle "patologie multiorgano" e allo stesso tempo di una loro valutazione approfondita sotto il profilo della ricerca, sono tra i motivi alla base della nascita, nell’anno accademico scorso, del Dipartimento di Medicina Clinica, che Venerdì 5 novembre festeggerà a Villa Toeplitz un anno di vita durante la Prima Riunione Scientifica Dipartimentale.

L’appuntamento vuole essere un’occasione per presentare questa realtà accademica oggi in piena crescita e far conoscere al territorio e alla comunità scientifica le principali linee di ricerca in essa sviluppate.
Sorto inizialmente dall’aggregazione di 9 docenti, il Dipartimento diretto dal professor Achille Venco si avvia oggi a superare le 20 unità. Sono numerose le discipline rappresentate al suo interno: endocrinologia, medicina interna, neurologia, malattie infettive, farmacologia e, da poco, anche psichiatria.

Questa varietà di competenze si riflette nell’ampiezza delle attività di ricerca, riconducibili ai seguenti temi:

  • Fisiopatologia, clinica e terapia dell’aterosclerosi
  • Determinanti fisiologici e ambientali del rischio cardiovascolare
  • Fattori infettivi e risposta immune nella patologia degenerativa
  • Patogenesi e clinica delle endocrinopatie, con particolare riferimento alla patologia autoimmune.
  • Aspetti neuroumorali e clinici della circolazione distrettuale in condizioni fisiologiche e patologiche
  • Rapporti tra patologia endocrina ed epatopatie di origine virale
  • Danno d’organo nelle sindromi da immunodeficienza acquisite
  • Metodologia della sperimentazione clinica dei farmaci
  • Modulazione farmacologia della neurotrasmissione nel sistema nervoso autonomo

All’interno di questi settori, sono in atto numerosi studi di base e clinico-applicativi che hanno rilevanza sia sotto il profilo scientifico-culturale sia sotto l’aspetto pratico perché mirano ad individuare i percorsi diagnostici e le modalità di cura ottimali nella gestione del paziente con una corrispondente razionalizzazione di mezzi e risorse.

Le attività scientifiche dipartimentali sono condotte in collaborazione con l’Ospedale di Circolo e l’ASL di Varese, con cui si è svolto, ad esempio, uno studio per verificare l’aderenza, da parte di pazienti ipertesi, alla terapia e ai consigli di tipo dietetico e comportamentale che ne costituiscono parte integrante. Si possono citare inoltre le ricerche sulla sicurezza infettivologica dei donatori d’organo, sulle patologie tiroidee provocate da un farmaco antiaritmico, l’amiodarone, gli studi sulla fisiopatologia dell’ipertensione arteriosa o sulla valutazione clinica delle malattie neurodegenerative e della sindrome metabolica.

Sono numerose le partnership con atenei italiani, tra cui l’Università di Pavia e Pisa, e con realtà ospedaliere e universitarie estere quali, ad esempio, il Dipartimento di Medicina Vascolare dell’Academic Medical Center di Amsterdam, il Brompton Hospital di Londra e la McMaster University di Hamilton (Ontario, Canada) che collabora agli studi sulla prevenzione e terapia del tromboembolismo venoso e, in particolare, sull’uso di farmaci antitrombinici e anticoagulanti nella gestione dei pazienti affetti da questo disturbo.

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Pubblicato il 03 Novembre 2004
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