«La prima sbronza la prese Noè»
Un marchio, Alter-eno, e un'enoteca. Vino e oggetti artigianali originali e rigorosamente etici
"L’ebbrezza di Noè" appeso alla parete, a dimostrazione che il vino è cosa antica e anche un po’ mistica. È la gioia primordiale del bere con gusto, è il riposo del giusto, è l’allegria di chi è in pace con l’universo. Due remi a fare da spartiacque tra il soppalco e il resto dei locali, a testimonianza che la terra dei laghi – che ha regalato più di qualche soddisfazione al canottaggio nostrano – un tempo era anche terra di vini e di vigne. Un cartello appeso al muro lo ricorda a chiare lettere: «Una volta il Varesotto era una rinomata zona vinicola: Comerio, Barasso, Oltrona al lago, Calcinate del pesce».
L’enoteca Alter-eno si arrampica, con la paziente caparbietà di una vite, su per una stradina nel cuore di Gavirate. La sua vetrina, un po’ volutamente demodè e con i suoi oggetti rigorosamente artigianali legati all’enologia, è un richiamo forte per il passante, esperto o non esperto di vino.
Pier Paolo Paradisi, il proprietario, ti accoglie come se fosse a casa sua: puoi degustare un vino scegliendolo tra la vasta gamma di etichette presenti sugli scaffali o sbizzarrirti con i vari distillati (anche questi presenti con una degna rappresentanza), puoi osservare, ascoltare buona musica e anche comprare.
Qualche anno fa, Paradisi ha deciso di impegnare quelli che lui chiama "i tempi morti" della vendita nella costruzione di oggetti legati al mondo del vino, in legno e sughero, tutti marchiati Alter-eno. Quarantadue ruote per l’analisi e la classificazione dei vini, dei distillati, dei formaggi e del cioccolato. Vigne formato "bonsai", giardini zen in miniatura, giochi per bambini, gioielli e grembiuli da sommelier in finissimi tessuti damascati. E ancora confezioni regalo di alta qualità e rigorosamente etici. Una parte di questi oggetti vengono esportati in altre enoteche in Italia e nel mondo, a San Diego e a Stoccarda. «Il nostro marchio – spiega Paradisi – è garanzia della buona qualità dei prodotti: tutti fatti a mano, in pezzi unici e senza sfruttare il lavoro dei bambini del sud del mondo. Non possiamo e non vogliamo fare una produzione di massa».
Questa insolita enoteca tra i suoi scaffali conta circa 600 etichette di cui 500 italiane e una discreta rappresentanza straniera, tra cui i vini israeliani. «Da Israele vengono i vini più antichi, ricordate la Genesi e l’ebbrezza di Noè? La prima sbronza è stata proprio la sua, sul monte Ararat. Sono andato a visitare le loro vigne sulle alture del Golan, un vero spettacolo. Abbiamo iniziato a tenere il loro Syrah e Merlot, solo dopo che gli israeliani hanno abbandonato i territori occupati».
Paradisi non è un talebano del vino, ama la ricercatezza e il pezzo raro, ma è anche critico su alcune forzature dei sommelier. Sul soppalco custodisce alcune chicche, come una bottiglia di "Le pergole torte", un sangiovese che compare anche nella carta dei vini del Quirinale. «Si puo’ bere dell’ottimo vino senza spendere cifre esagerate. La gente si affida a noi ed è un modo per metterci alla prova. Si raccontano molte cose sbagliate sui vini e si tende a farlo apparire un mondo un po’ elitario».
Per le cene e i pranzi natalizi Alter-eno consiglia di bere italiano. «Un buon Pomino, un rosso di Toscana, che è il vino più antico del mondo dal punto di vista legislativo, prima dello Champagne e del Porto, un primato dovuto alla lungimiranza di Cosimo III de Medici. Ha un costo non eccessivo, tra i 20 e i 25 euro. E poi per chiudere, un buon moscato dolce d’Asti».
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