Luca Pedroni, un nuovo disco tra immagine e suono
Abbiamo intervistato il chitarrista varesino a pochi giorni dall’uscita del suo secondo album A different wavelength “Imagine sound experience”. In anteprima sul nostro myspace è possibile ascoltare un brano inedito
Si chiama A different wavelength “Imagine sound experience”, raccoglie in se una passione viscerale per la chitarra acustica, anni di concerti e la ricerca di nuovi stili. Stiamo parlando del nuovo disco di Luca Pedroni, artista varesino da anni sulle scene musicali della provincia e non solo, che apre il 2009 presentando un nuovo progetto musicale. Il disco arriva dopo un percorso artistico che lo ha visto “macinare” note nella classica, in orchestra, nello ska e nel rock e si presenta come il lavoro che racchiude anni di ricerca e sperimentazione sulle “sei corde”. “Image suond experience” (etichetta Tetraktys Music) racconta infatti un percorso personale dove i brani vogliono evocare immagini e sensazioni vissute in prima persona. E’ lo stesso Luca Pedroni a raccontarci il suo nuovo progetto che verrà presentato in live, domenica 18, alle 18.30, al Musica Bar del Miv di Via Bernascone e di cui è possibile avere un “assaggio” sul nostro myspace/Varesenewsmusica.it dove troverete in anteprima “Luna Bianca”. Da segnalare inoltre, il concerto che terrà il 5 marzo, al Cinema Teatro Nuovo per la rassegna “Note di scena” dove Pedroni aprirà il concerto dell’artista Fabio Concato. A different wavelength “Imagine sound experience” perché questo titolo?
«La scelta del titolo nasce dall’idea di unire suono e fotografia. Collaboro da tempo con Diego Boldini e dalle sue foto sono nate le musiche di questo ultimo cd, dove prevale sempre la chitarra acustica. Nei concerti ogni pezzo sarà infatti accompagnato dalla proiezione di fotografie».
Come sei riuscito adunire suono e immagine?
«Spesso partivo dalla sensazione che mi dava un’ immagine e scrivevo il pezzo. Molti titoli dei brani richiamano direttamente il tema della fotografia come “Acqua dolce” che parla del lago di Varese, “Luna Chiara” o “Maree”. Altri sono titoli criptati ma sempre legati alle immagini.»
Brani che esprimono anche un legame importante con il territorio?
«Si, c’è un legame importate. Quando mi metto a scrivere mi rendo conto che certi legami ci sono e certe atmosfere le porti dentro. Nelle mie musiche c’è la malinconia che provoca la nebbia d’inverno o altre sensazioni che vivi guardando i paesaggi del territorio».
Con chi hai collaborato per l’incisione delle tracce del cd?
«Sono nove tracce tutte inedite. Tre vedono la collaborazione del sassofonista Max Pizzio, altre la collaborazione di Emiliano Romano sassofonista con cui collaboro da anni e con cui suonavo negli Hardiskount. C’è poi una co-produzione con il chitarrista Pietro Nobile».
Dopo un percorso musicale in diverse formazioni ora lavori per lo più da solista, quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?
«Tantissimi ma per quanto riguarda la chitarra acustica mi ispiro per lo più alla tradizione folk americana, ci sono poi influenze pop e rock. Negli anno ho suonato di tutto, dalla classica allo ska (con gli Hardiscaunt ndr.) e questo è stato molto formativo, ti lascia un background notevole. Alla fine è arrivata la scelta di portare avanti un progetto tutto mio, di fare una musica riconoscibile per quello che sono. “Ottobre” (primo album, inciso nel 2005 ndr) è stato una scommessa, ho cercato di capire se il mio progetto solista poteva funzionare».
Cosa è cambiato da “Ottobre” del 2005 a questo nuovo cd?
«Ho trovato una strada mia. Mentre il primo disco presentava brani scritti in diverse occasioni e poi uniti, quest’ultimo lavoro nasce come un progetto e con un’idea di base nata da tempo. E’ molto rock e i brani sono legati uno all’altro».
Sei un maestro delle “sei” corde, Cosa vuoi raccontare con la tua musica?
«Mi piacerebbe far scoprire ai ragazzi a cui insegno chitarra che esistono diversi modi di relazionarsi con lo strumento e mi piacerebbe che la chitarra fosse vista come uno strumento polifunzionale. Nel disco sperimento infatti forme nuove, ho osato un po’».
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