“Obama è la vera speranza? Forse, se saprà collaborare”

Prolusione di Paolo Savona all'inaugurazione dell'anno accademico della Liuc. "L'Europa? Può porsi come ago della bilancia, ma rinunciare a sogni di gloria per l’euro"

Si può parlare oggi, gennaio 2009, degli scenari post-crisi? Sì, perché le crisi possono essere superate e la storia lo dimostra. Ad essere così “ottimista” è Paolo Savona docente di Politica Economica presso la LUISS Guido Carli di Roma e presidente di Unicredit Banca di Roma che ha tenuto la prolusione all’inaugurazione dell’anno accademico 2008-2009 della Liuc. Il discorso di Savona dal titolo “La nuova fase geoeconomica e geopolitica dopo la crisi finanziaria” ha presentato le cause e i possibili scenari futuri principalmente da punto di vista dell’economia monetaria. Primo punto della sua riflessione è però una possibile “ricetta”: «L’America deve smettere di pensare in modo individualista così come ha fatto fino ad adesso. Obama rappresenterà una speranza reale solo se riuscirà a riunire intorno a un tavolo i capi di stato per discutere. E prima ancora che convocare i ministri del Tesoro, dovrà discutere con quelli degli Esteri».  

E l’America è naturalmente anche il punto di partenza di tutta l’analisi. «Gli Stati Uniti d’America hanno costruito un sistema che permetteva ai suoi cittadini di vivere sopra le loro possibilità. In questo modo si è passati da una filosofia improntata sul liberismo a una situazione di anarchia. Questo, unito alla scelta del rapporto di cambio da parte dei paesi aderenti alla Wto (World Trade Organization) e all’”azzardo morale” degli operatori di mercato, ci ha portato dove siamo ora: grave disavanzo della bilancia estera degli Stati Uniti, un accumulo nel resto del mondo di riserve ufficiali denominate in dollari, una leva finanziaria crescente e sproporzionata rispetto all’attività reale». Diverse le conseguenze immediate. «La conversione in euro dei dollari a riserva, l’indebolimento del dollaro e la rivalutazione dell’euro e quindi minori esportazioni dell’euroarea». Ma come si inserisce in tutto questo la Cina? «Se mantiene cambi sostanzialmente fissi vi sarà un maggiore accumulo di dollari a riserva e il processo diventa circolare, se invece passa a cambi flessibili, si abbassa lo sviluppo con conseguenze socio-politiche». 
Insomma, secondo Savona, permettendo l’accumulo di riserve in dollari gli Usa hanno armato la mano dei loro concorrenti geomeconomici e geopolitica. «Oggi quindi non è più vero che “il dollaro è la loro moneta, ma un nostro problema” – continua Savona -: è un problema di tutti, almeno finché esso resta lo standard monetario mondiale». Il professore della Liuss non è sicuro però che la soluzione sia una nuova Bretton Wood. «Molti la invocano continuamente, ma senza parlare dei suoi contenuti. Per ora assistiamo al ritorno dello “Stato padrone” nelle forme di interventi diretti o indiretti: ma questo non deve diventare il regime a cui si ispira la politica». Secondo Savona bisogna invece trovare un nuovo accordo morale per rimuovere i fattori all’origine della crisi. «È necessario coordinare la politica a sostegno della domanda aggregata americana con i bisogni globali, eliminare le diversità nei regimi di cambio e prevenire con nuove regole “l’azzardo morale” del mercato».
E che ruolo gioca in tutto questo l’Europa? «Può porsi come ago della bilancia del nuovo accordo. L’Europa ha i conti in regola, ma deve evitare di inseguire sogni di gloria per l’euro come moneta di riserva. Deve anche rivedere la gorvernance dell’economia e per fare ciò deve completare l’unione politica».

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Pubblicato il 20 Gennaio 2009
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