«Noi difendiamo Burdo e il suo operato»
La presidente di Aguav s'inserisce nel dibattito sui medici che lasciano il "Circolo" e dice: per l'handicap della sordità ha fatto molto, le sue competenze sono indispensabili
Caro direttore,
Le chiedo anch’io ospitalità perché vorrei esporre alcune precisazioni per rispetto alle 850 famiglie di sordi che AGUAV rappresenta e per l’impegno e la riconoscenza che hanno da sempre dimostrato verso Servizio di Audiovestibologia e la stessa Azienda Ospedaliera.
Scrivo pertanto come presidente dell’AGUAV ma anche come fiera ed orgogliosa moglie di un medico non "allineato" che per questo, a detta di molti, si è visto bruciare la carriera.
Ho letto e condiviso la lettera del dottor Burdo in risposta ad una notizia non vera e che, mi pare, esprima alla luce degli eventi un giudizio critico, seppur pesante, generale , senza nessun attacco personale.
La critica è infatti al "sistema", non alla singola persona.
Nella risposta del dottor Bergamaschi, di cui ho la massima stima e verso cui la nostra associazione ha investito molte speranze, mi pare di trovare molta volontà interpretativa, cadendo in giudizi personali che poco c’entrano sulle vicende sanitarie locali e che né i soci Aguav , né i pazienti dell’audiovestibologia possono condividere. Possiamo solo dire che l’handicap della sordità ha potuto godere di una trasformazione radicale, a livello nazionale e non solo locale, grazie soprattutto ad un medico come il dottor Burdo, che per i suoi pazienti e per la sordità in generale non è solo utile, ma è indispensabie.
Indispensabili sono le sue competenze, la sua esperienza, le sue capacità, a sua determinazione, l’entusiasmo, il carattere spigoloso, ma schietto ed onesto. La stessa sicurezza professionale è indispensabile ai familiari per affrontare con impegno e grinta il percorso di cura e di riabilitazione.
Senza tutto questo, senza l’entusiasmo dei pazienti e dell’associazione, che ha peraltro voluto e costituito la Fondazione Audiologica di Varese, il servizio di Audiovestibologia non sarebbe quella che è oggi e l’ Azienda non avrebbe il "problema", io direi l’orgoglio, di spendere 2,3 milioni di euro di protesi, che in ogni caso il SSN avrebbe dovuto spendere. Gli impianti cocleari rientrano, infatti, nei livelli minimi di assistenza e sono pertanto un diritto del cittadino sordo e non il piacere di un’Azienda Ospedaliera. Il fatto poi che pazienti da tutta Italia decidano di esercitare tale diritto a Varese non è casuale e dovrebbe essere fonte di soddisfazione per tutti, oltre che per la Regione che può sforare i propri budget per i non lombardi.
Ma superando le sterili polemiche, vorrei cogliere l’aspetto positivo dalle parole del dottor Lucchina e del dottor Bergamaschi. Mi sembra infatti innegabile evincere dalle loro parole la volontà di costituire uno IEA (Istituto Europeo di Audiologia).
La sua concretizzazione può quindi essere immediata perché non presenta costi aggiuntivi per l’Azienda dato che: l’Audiovestibologia dispone già di posti letto; è sufficiente spostarli
nel monoblocco.
Per il personale sono già in corso dei concorsi dalle cui graduatorie è possibile attingere i professionisti necessari alla attuazione del progetto, confidando, se necessario, nei finanziamenti della Fondazione e del Pio Istituto Sordi.
L’Ospedale di Velate può rappresentare proficuamente la sede dello I.E.A. poiché è in corso la smobilitazione dei reparti ed il Pio Istituto Sordi si è dichiarato disposto a pagarne l’affitto o addirittura a candidarsi all’acquisto qualora fosse messo in vendita.
La volontà c’è, il personale c’è, i finanziamenti ci sono, i sordi anche e non aspettano altro che " sentire": " E’ fatto!"!
Grazie!
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