Energie rinnovabili: qualche fastidio, ma impariamo a sopportarli
Incontro con Massimiliano Guglielminetti. L'anno prossimo verrà attivata la laurea magistrale in Energy Management
Se c’è una sfida a cui nessun paese può più sottrarsi, è quella energetica. Le fonti rinnovabili, il loro utilizzo e la loro diffusione sono ormai una realtà con cui tutti gli Stati devono confrontarsi. E si sa, per implementare questo tipo di innovazioni bisogna partire dalle risorse umane, ovvero da professionisti adeguatamente formati. L’Università Carlo Cattaneo è uno di quegli atenei che si sta preparando proprio a formare esperti nel settore dell’energia: dall’anno prossimo infatti partirà la laurea magistrale di Ingegneria gestionale in Energy Management. Ma già da tempo l’ateneo castellanzese ha istituito l’Unità di Studi su Tecnologia, Innovazione e Sostenibilità (Uni.TIS) che, nell’ottica di affrontare queste tematiche, ha organizzato il ciclo di seminari “Le sfide dell’energia: prospettive, gestione e opportunitá”. Dopo il primo appuntamento con Enzo Di Giulio, Preside della Scuola Enrico Mattei di Eni Corporate University, giovedì 16 aprile è toccato a Massimiliano Guglielminetti presentare le proprie esperienze e riflessioni. Ingegnere elettronico, Guglielminetti ha lavorato all’Eni per 22 anni, attualmente è amministratore di una società che opera nel settore dell’energia idraulica, eolica e fotovoltaica e della commercializzazione dell’energia elettrica e dei Certificati Verdi.
«Il concetto di fonti rinnovabili è ancora poco diffuso in Italia, ma si stiamo migliorando. Un forte incentivo è arrivato dalle Finanziarie del 2007 e del 2008». Fra i pregi di queste fonti c’è infatti quello di non usare combustibili, ma a questo si oppone il grosso problema dei costi di sviluppo. «Sono fonti non programmabili e questo incide sul lato economico. Le Finanziarie hanno proprio cercato di ovviare a questo grosso ostacolo fornendo contributi ai produttori. Anche la crisi dell’anno scorso che ha portato il petrolio a costare 144 dollari al barile, dovrebbe essere un ulteriore incentivo ad investire in queste energie non convenzionali. Non dimentichiamoci poi che in sette anni circa sono stati creati in questi settori centomila posti di lavoro in tutta Europa». Ma oltre a quello economico, in Italia esiste anche un ostacolo di tipo culturale? «La filosofia del “non nel mio giardino” c’è e può rappresentare un problema. Ma anche le associazioni ambientaliste che appoggiano la diffusione di queste energie hanno varie obiezioni». Se infatti i benefici che provengono dall’uso di fonti rinnovabili non sono in discussione, altrettanto vero è che dal punto di vista dell’impatto ambientale possono creare dei malcontenti. «Le centrali idroelettriche sono quasi “invisibili”: vicino a Sondrio ne abbiamo costruita una che sembra una casa perché è realizzata con il tipo di sasso diffuso nella zona. Per le centrali eoliche però il problema dell’impatto visivo c’è. Ma è solo questione di “panorama”, per il resto i disagi sono minimi». Per questi motivi è necessario raggiungere degli accordi con le amministrazioni locali e le parti in causa. «È chiaro, i problemi non si risolvono con il denaro, ma almeno mitigano un po’ il disturbo. Certamente alcune tecnologie, come quelle del fotovoltaico, promettono grandi sviluppi nel futuro. Per godere dei benefici di queste fonti, però, dovremo iniziare ad accettare qualche piccolo fastidio».
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