Paperelle erotiche ancora libere al Coin

A Firenze i vigili urbani le hanno ritirate da un centro commerciale perché «oltraggiose». Le papere vibranti resistono invece al secondo piano dello storico negozio in piazza XX settembre

Ci sono cose a cui si fatica a credere. Come il fatto che nella Firenze città della mondo, dove uno dei media più letti e di tradizione è un giornale satirico che non risparmia battute volgari a nessuno, dove i Ghibellini davano il loro daffare ai Guelfi papisti e dove si conta la prima rivolta popolare, quella dei ciompi, arrivassero addirittura i vigili urbani a portare via delle paperelle da un centro commerciale perché “oltraggiose”.

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E’ vero che le paperelle erano un po’ speciali, con delle funzionalità accessorie non proprio da bambini che fanno il bagno: insomma erano rappresentanti di ciò che ora si usa chiamare “sex toys”, giocattoli per sollazzarsi a pile. E il negozio – ma qui molti lettori lo sanno – era il grande magazzino Coin: che in sei punti vendita in Italia (tra cui quello di Firenze, appunto) ha un corner di intimo osé chic e di sex toys dal nome My Yoyo. Anche le varesine e i varesini lo sanno, perché un altro dei sei punti vendita nazionali è proprio nella nostra città capoluogo: l’avevamo scoperto infatti all’epoca della recente nuova inaugurazione.

Per verificare e garantire la libertà di vendita, siamo perciò tornati subito al secondo piano dello storico negozio in piazza XX settembre: tanto per essere certi che alle paperelle varesine non fosse successo niente di brutto. Tranquilli: addì 16 aprile 2009 le papere vibranti erano ancora lì. Con un cartello in più, che avverte come i prodotti della vetrina di My Yoyo siano “destinati esclusivamente ad un pubblico adulto”, ma ancora in perfetto stato e allo stesso posto: in versione piccola e più grandicella, nelle varianti del bruchetto rosa o della margherita, per non parlare della compagnia degli altri aggeggi e persino di dolci frustini in pelle, dall’aspetto del tutto simile a un segnalibro chic.
Oggetti anche graditi alle varesine: “altroché, se ne vendiamo” ha risposto infatti la commessa alla domanda se le paperelle incriminate avessero un mercato, qui da noi.
Una risposta data con la semplicità di chi vende un prodotto come un altro, con lo stile di Coin. E con l’ironia che merita la questione, che più che di sequestri di vigili urbani ha bisogno di un bel sorriso.
 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 16 Aprile 2009
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