“Tuteliamo Erika, non sottraiamole i nonni”
Nasce una campagna a favore di una bambina coinvolta suo malgrado in un grave e noto fatto di cronaca. Adesioni online sul quotidiano Tusciaweb
In molti, nelle scorse settimane, hanno seguito su giornali e televisioni nazionali la vicenda di Tatiana Ceoban. La donna, di origine moldava, abitava a Gradoli nel Viterbese ed è svanita nel nulla con la figlia 13enne Elena. Dal 1 luglio il convivente della Ceoban, Paolo Esposito, è in carcere con la pesante accusa di aver ucciso sia Tatiana sia la ragazza, nata da una precedente relazione.
La coppia ha una figlia, la piccola Erika di soli sei anni, che in questo periodo è stata affidata ai nonni paterni cui la bambina è molto legata. Una situazione che rischia però di terminare, visto che il Tribunale dei Minori di Viterbo cui si è rivolto il giudice che indaga sul caso-Ceoban, ha chiesto al sindaco di Gradoli (che è stato nominato tutore di Erika) se sia il caso di allontanare la bimba dalla casa della famiglia Esposito. Una richiesta fatta non perché i nonni abbiano problemi a mantenere la piccola ma perché secondo il giudice Erika potrebbe essere influenzata, in vista di un processo nel quale potrebbe essere un testimone importante. Per lei potrebbero quindi aprirsi le porte di una casa famiglia, lontano dai nonni che in questo momento sono i soli parenti che possono accudirla nel paese dove è nata e cresciuta (la nonna materna vive infatti a Bologna).
Per questo motivo nei giorni scorsi è nata una campagna intitolata "Tuteliamo Erika" che si propone di sostenere la possibilità che la bambina possa essere lasciata ai nonni. La campagna è stata ripresa innanzitutto dal quotidiano on line Tusciaweb che ha iniziato a pubblicare le mail in sostegno di questa opzione. Chi volesse sostenerla può inviare una mail all’indirizzo redazione@tusciaweb.it.
"Erika ha già dovuto subire due fortissimi shock: sa che la madre è scomparsa e che il padre è in carcere. E a sei anni la mancanza dei genitori si sente, eccome" scrive il promotore Arnaldo Sassi che aggiunge: "Fortuna che, bene o male, ci sono i nonni. Ma vogliamo toglierle anche questi? Con quali conseguenze per Erika? Cosa dirà alla bambina l’assistente sociale che dovrà accompagnarla in un istituto? Come farà a non scioccaarla ulteriormente estirpandola dall’ambiente in cui vive da quando è nata? No, non ci sono ragioni. E, ammesso che ci siano, non sono facilmente comprensibili ai comuni mortali, agli uomini e alle donne della strada, perché cozzano contro il buon senso".
Intanto il primo cittadino di Gradoli, Luigi Buzi, ha preso tempo per una decisione che appare comunque difficile e sofferta.
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