Bracconaggio senza controllo nelle valli bresciane
La denuncia arriva da ambientalisti e forestali, dopo che il ministro Zaia ha disposto la chiusura anticipata dell'operazione antibracconaggio
Si chiama "Operazione Pettirosso" l’attività nazionale che ogni anno, nel periodo della migrazione, tiene sotto controllo il bracconaggio. Un attività importante, attuata dal NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato), ma che è stata improvvisamente fermata, proprio nel momento più intenso del passo dei piccoli uccelli migratori. Il ministro Zaia ha infatti disposto la chiusura anticipata del campo e quindi, dal prossimo fine settimana, il rischio è l’impunità per i bracconieri che infestano con reti e trappole i boschi delle Prealpi bresciane. Il WWF, Legambiente, LIPU, LAV, LAC e il sindacato SAPAF (sindacato autonomo di polizia ambientale e forestale) confidano in una iniziativa parlamentare che chieda conto di questa incomprensibile retromarcia nella lotta al bracconaggio, e chiedono ai ministri delle Politiche agricole e dell’Ambiente di voler invece garantire al NOA la prosecuzione del campo antibracconaggio bresciano per incoraggiare la lotta contro l’illegalità ambientale.
La tutela della biodiversità e il rispetto per il popolo migratore sono affidati alle forze della polizia forestale, ma sono sempre più difficili a causa delle mille difficoltà burocratiche che ostacolano la loro attività, ritardi nel rilascio dei rinnovi dei decreti, restrizioni del campo d’azione, ostracismi ingiustificati da parte delle stesse amministrazioni locali che, invece di gioire per la rallentata attività di controllo della caccia illegale, dovrebbero sostenere l’impegno dei cittadini attivi nella tutela dell’ecosistema.
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