Il dottor Burdo a “quota mille”, ma il suo futuro è ancora incerto
In occasione dell'importante traguardo, il responsabile dell'audiovestibologia fa un bilancio dell'attività e parla dei piani futuri
Piccoli miracoli. Non solo per l’età dei protogonisti ma anche per i risultati che hanno cambiato la loro vita.
Il dottor Sandro Burdo, in occasione del millesimo impianto cocleare, ha voluto ripercorrere le fasi salienti della sua attività che lo vede protagonista a Varese e nel mondo dal 1992.
L’orecchio bionico è un piccolo apparecchio che restituisce l’udito a persone sorde: « Prima si interviene – ha commentato il dottor Sandro Burdo, responsabile dell’audiovestibologia dell’ospedale di Circolo – migliori risultati si ottengono».
I tempi di riscontro e di intervento devono essere precocissimi per assicurare la perfetta riuscita dell’impianto: già a sei mesi, anche se non è facile, si dovrebbe intuire e constatare il difetto uditivo così da permettere un’operazione già nel primo anno e mezzo di vita del bambino. A testimonianza delle tesi, sono intervenuti pazienti piccoli, piccolissimi e grandicelli, che si sono affidati alle cure dell’equipe diretta dal dottor Burdo: mentre per i bambini impiantati di recente i risultati sono stupefacenti, per i più grandi, arrivati in età avanzata o pazienti di lungo corso, i limiti legati alla carenza uditiva si notano: « La tecnologia ha fatto passi da gigante» ha commentato Burdo mostrando gli ultimissimi ritrovati della scienza e della tecnologia di cui lui potrà disporre già dai prossimi interventi.
Caso emblematico, comunque, rimane una signora a cui è stato inserito un orecchio bionico e che ha acquistato l’udito completamente e, persino, con prestazioni più elevate.
«Quello che ha fatto il dottor Burdo – ha voluto sottolineare il direttore generale dell’azienda ospedaliera Walter Bergamaschi – non si limita alla parte chirurgica. Ha creato un modello di assistenza a 360 gradi, che si occupa anche del prima e del dopo, secondo un principio di sussidiarietà molto importante».
I risultati raggiunti ora sono appesi alle decisioni future: il dottor Burdo a fine anno potrebbe andare in pensione e chiudere un’esperienza che ha portato Varese nel gotha mondiale dell’audiovestibologia. Per non perdere questa esperienza si sta cercando una soluzione che dia vita allo IEA (Istituto europeo di audiovestibologia) dove potrebbe proseguire la sua attività, in modo sinergico con l’ospedale, magari approfondendo quel filone di ricerca e di sperimentazione che attualmente manca alla sua opera. Al suo fianco è sceso, da tempo, il Pio Istituto per Sordi di Milano che ha promesso un cospicuo finanziamento. I dettagli dell’operazione, però, sono ancora in discussione. L’ipotesi di trasferire l’attività alla clinica di Velate, in fase di dismissione da parte dell’ospedale, è una delle possibilità su cui si sta lavorando, ma alternative sono già state individuate. Nei prossimi giorni si attende un chiarimento per una vicenda che si trascina da due anni.
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