Quando Internet diventa una discriminazione
La diffusione delle chiavette UMTS droga i dati nazionali sulla connettività. Ma il futuro, al di là delle promesse di Brunetta, deve ancora arrivare: anche a Varese
Se negli anni ’50 l’Italia si divideva tra chi aveva il televisore e chi no, oggi il metro di distinzione tra privilegiati ed emarginati sembra essere Internet. La connettività alla Rete, nel 2009, sembrerebbe una cosa scontata, eppure non è ancora così.
Certamente le chiavette UMTS hanno apportato un forte miglioramento alla situazione nazionale, ma non possono essere considerate una soluzione: in fondo nessun paese europeo basa l’affidabilità delle sue reti su questa tecnologia, pensata principalmente per i cellulari e la connessione in mobilità. La copertura UMTS non è integrale, spesso non garantisce alte velocità e soprattutto viene sottoposta ad una tariffazione non conveniente rispetto alle soluzioni più “stabili”.
Così, secondo l’Osservatorio Digitale 2.0 di Confindustria, nel 2009 ancora il 5% del territorio italiano è destinato ad affrontare un digital divide di lungo periodo: non ha accesso, cioè, a collegamenti Internet tanto affidabili da essere utili a livello professionale, educativo e culturale. La Lombardia è ancora considerata una regione a copertura intermedia, con una popolazione coperta tra il 92 e il 97%. Purtroppo gran parte del territorio non coperto si trova in aree periferiche e montagnose come quelle del varesotto, dove portare dei cavi non solo è poco conveniente per le aziende, ma in alcuni casi è decisamente impossibile.
La situazione sembra ben lontana dalla Finlandia, primo paese europeo ad aver dichiarato l’accesso a Internet un diritto universale. Lì, a partire dal 1° luglio 2010, i cittadini avranno a disposizione almeno 1Mbps, mentre nel 2015 si arriverà ai 100Mbps. Forse su questa scorta è arrivata settimana prossima una più cauta promessa del Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta: «Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010». Sinceramente questa non è la prima promessa di questo tipo che leggiamo sulle cronache nazionali. Nel 2007 Gentiloni aveva osato di più, promettendo l’accesso totale a Internet entro il 2011, ma temiamo che questa promessa sarà dimenticata.
La promessa di Brunetta oggi può fondarsi su due novità, che la rendono vagamente più credibile. Primo la lenta crescita delle reti WiMax, una tecnologia capace di coprire meglio anche i territori montuosi. Già a luglio 2009 Retelit aveva coperto il primo comune del varesotto, Uboldo, con il marchio Wi+. Altri operatori con licenze attive sul nostro territorio sono Aria (con licenza nazionale) e Linkem, ma tutti procedono a rilento a causa di un ritardo cronico nella consegna delle licenze. Inoltre già da anni sul territorio è presente Eolo di NGI, che usa una tecnologia simile ma non identica, l’Hiperlan.
In tutti questi settori, però, no va dimenticato un aspetto fondamentale: questi collegamenti saranno a prezzi competitivi o i “divisi” dovranno pagare di più, creando ulteriori discriminazioni? Solo il futuro, e la concorrenza, sapranno dare una risposta. Intanto aspettiamo le vostre testimonianze.
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