Legge elettorale, tutto rimandato alla prossima legislatura
Pdl e Lega Nord ritirano il loro progetto di legge. Non verrà così assicurata la rappresentanza di tutte le province. Critico il Pd: "Si consolida il potere monarchico"
Alla fine il Partito delle libertà e la Lega Nord hanno deciso di ritirare il loro progetto di legge (Pdl) elettorale. L’ultimo tentativo di riforma della normativa elettorale si è infatti concluso oggi in Consiglio regionale quando i due partiti di maggioranza hanno ritirato formalmente in Commissione Affari Istituzionali il pdl. Dopo lo Statuto di autonomia (settembre 2008) e il Regolamento generale (settembre 2009) la nuova legge elettorale avrebbe dovuto essere il terzo passo dell’autoriforma regionale. Della materia avrebbe dovuto farsene carico la Commissione Speciale Statuto, che è stata però chiusa in luglio dopo aver lavorato sui due precedenti provvedimenti. Della legge elettorale si era quindi occupata la Commissione Affari Istituzionale, ma prima di Natale sembrava ormai definitivamente tramontata l’idea di una riforma.
Dopo la pausa natalizia, Pdl e Lega Nord hanno invece presentato in extremis (la legislatura si chiude il 10 febbario) un progetto di riforma. A questo si era subito opposto il Partito democratico, che sia nei giorni scorsi per bocca del candidato presidente Filippo Penati, che oggi ha ribadito le perplessità. “Alla fine – dichiara Franco Mirabelli, consigliere regionale del Pd – la maggioranza si è dichiarata incapace in un’intera legislatura di approvare una nuova legge elettorale che servirebbe alla Lombardia per avere un’ istituzione più rappresentativa e trasparente". Con il ritiro del pdl non sono state affrontate neanche alcune piccole modifiche, fra cui la possibilità di assicurare alle province almeno un consigliere regionale e ad introdurre una soglia minima di candidature per entrambi i generi. "Si trattava delle modifiche imposte dallo Statuto, quindi continuerà a non essere garantita la rappresentanza di tutte le province e non ci sarà nessuna norma per favorire il riequilibrio di genere in Consiglio regionale. La Lombardia resta inoltre senza un norma necessaria per impedire che il presidente dell’esecutivo regionale possa candidarsi a vita, consolidando un sistema di potere enorme, quasi monarchico".
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