Il massacro di Dean un anno dopo: “Ci sentiamo soli”
Ucciso e sepolto. Oggi rimane il dolore della famiglia che attende giustizia ma denuncia una terribile solitudine. E la città sembra aver già rimosso la tragedia
Non ci sono fiori dove Dean fu ucciso, non ci sono messe in chiesa nel quartiere in suo ricordo e non ci saranno manifestazioni ufficiali. Il ricordo di Dean Catic è affidato solo alla famiglia, al fratello Denis, alla madre e al padre, e a pochi amici, che da un anno tengono vivo il ricordo del 17enne assassinato il 21 aprile 2009 da Jacopo Merani e Andrea Bacchetta. «Ci sentiamo soli e abbandonati, questa è la verità – spiega Denis – il processo va avanti ma intanto ci si sono messi di mezzo gli psichiatri che vogliono fargli avere gli sconti di pena. Io volevo fare un murales per mio fratello, ma nessuno mi ha dato il permesso – continua il fratello maggiore della vittima -; per i due che hanno ammazzato mio fratello si sono mossi avvocati e psicologi, persino il prete del nostro quartiere è andato a trovarli (opera anche in carcere, ndr). A noi invece nessuno ci ha aiutato, andiamo dagli psicologi ma ci paghiamo tutto noi, e io mi chiedo, ma chi è il ferito, chi è la vittima? Noi o loro?».
E’ uno sfogo quello del fratello di Dean, ma resta il fatto che il ricordo di questo ragazzo e di quel massacro, in effetti, è ancora affidato solo alla stretta cerchia di amici, a scritte sui muri, a un dolore vissuto solo in privato. Il 9 dicembre, giorno del compleanno di Dean, al cimitero di Casbeno si sono riuniti gli amici più intimi per una triste festa di compleanno. A luglio, quando presumibilmente terminerà il processo con rito abbreviato contro Merani e Bacchetta, Denis annuncia una manifestazione pacifica: «Vogliamo portare delle magliette per ricordare Dean e degli striscioni per chiedere giustizia». Su Internet ci sono 1500 iscritti al gruppo che lo ricorda.
Siamo tornati a Bobbiate, il quartiere di Dean, dove la gente ammette che di quel delitto non si parla più da tempo. Perché? La proprietaria di un bar tabacchi ci manda via e ci dà una spiegazione eloquente: «Devo avere buoni rapporti con tutti». E’ una storia che imbarazza quella di Dean: è stato ammazzato brutalmente, ma molti non gli perdonano il fatto che avesse delle denunce a carico, come quella per avere rubato e smontato una motocicletta. E la città non accetta di ricordare un martire con precedenti penali.
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