Il Tg1 è dei cittadini non di Minzolini
Su Facebook corre la protesta, il gruppo si è dato appuntamento per sabato 10 aprile alle ore 11 davanti alla sede Rai
«C’è una scuola che dice che nel linguaggio volgare si può anche assimilare il significato di prescrizione e assoluzione», lo ha detto un imbarazzato Augusto Minzolini, direttore del Tg1, al microfono della giovane giornalista Beatrice Borromeo. Ed è così che la prescrizione dell’avvocato David Mills, accusato di aver preso una tangente per mentire nei processi di Berlusconi, nel Minzolini pensiero, è diventata un’assoluzione. Ma, cosa ancor più grave, lo è diventato anche nel suo telegiornale, che fino a prova contraria è il principale organo d’informazione d’Italia.
Ora 197mila cittadini vogliono la rettifica. L’iniziativa arriva da Facebook, sull’onda di un gruppo dal nome eloquente di “La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini”.
Si sono dati appuntamento per sabato 10 aprile alle ore 11 davanti alla sede Rai di viale Mazzini a Roma, o in alternativa davanti alla sede Rai della propria Regione.
All’appuntamento, avvertono, bisogna portare solo due cose: la consapevolezza che «chi informa deve essere indipendente da qualsivoglia potere», e un cartello stampato della dimensione che più si ritiene consona alla propria indignazione con scritto una piccola lezione di diritto, “Prescrizione non è assoluzione”.
Tutto è nato da “La Valigia blu”, la valigia con la quale, spiegano dal sito internet, il giorno dopo la notizia dell’assoluzione sparata dal Tg1 sono state trasportate “154 mila firme di cittadini, che al di là delle posizioni politiche chiedevano una rettifica da parte del principale Tg della televisione pubblica”.
Ma l’obiettivo vero e ultimo è più generale: «Siamo quelli della valigia blu che continuerà ad andare in giro per l’Italia e per la rete a far sentire la voce di cittadini perbene che vogliono portare avanti una battaglia culturale per un’informazione corretta, una Rai libera dai partiti, e tutto questo utilizzando un linguaggio che recuperi la bellezza della parola, senza sberleffi, senza nomignoli, senza urla, senza barzellette, senza aggressività, ma con determinazione, rispetto e trasparenza».
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