La tessera del tifoso vince un premio hi-tech
Per quanto contestato, questo strumento sviluppato a Gallarate sta ottenendo ottimi risultati tecnici che gli sono valsi l'Rfid Italia Award
Introdotta da quasi un anno, la tessera del tifoso è stata bersaglio di molte polemiche da parte degli sportivi. Dal punto di vista tecnologico, tuttavia, si tratta di un prodotto ben realizzato, tanto da aver appena ricevuto un premio prestigioso del settore: l’Rfid Italia Award.
Un motivo di orgoglio per il nostro territorio, perché ad aver sviluppato la tessera del tifoso per la Lega Pro è un’azienda di Gallarate, la King Company.
La tessera del tifoso ha vinto il premio per la categoria "Progetti di Rilevanza Sociale e Ambientale".
Ma come funziona questo strumento? La tessera del tifoso integra un chip, che sfrutta la tecnologia di riconoscimento Rfid Iso 1443B. Così, negli stadi, gli steward possono leggere le tessere, che trasmettono le informazioni alla banca dati centrale in modalità sicura e criptata. Così facendo possono identificare i tifosi che entreranno nello stadio, evitando di far accedere chi ha creato problemi in passato o chi ha avuto precedenti penali. Si tratta di un sistema che viene ritenuto utile a garantire la sicurezza.
Per il sistema di controllo delle schede non sono necessari infrastrutture Wi-Fi; la comunicazione con la piattaforma centrale, sviluppata a Gallarate, avviene tramite GPRS, abbattendo così costi di adozione della soluzione. I lettori di schede sono anche in grado di leggere biglietti cartacei tradizionali, interpretando il codice a barre.
Al momento questa soluzione è stata testata con successo dalla Lega Pro sugli stadi di Carrarese, Cavese, Colligiana, Como, Figline, Igea Virtus Barcellona e Real Marcianise. Tecnicamente la King Company si è occupata di tutta l’infrastruttura necessaria, dall’acquisto del biglietto (compatibile con i circuiti più diffusi, come TicketOne) al controllo degli accessi. Si tratta quindi di un riconoscimento meritato per l’azienda, ancor più prestigioso perché conferito da otto laboratori di ricerca delle migliori università italiane. Tra questi c’era anche l’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, che ha un laboratorio di eccellenza in campo Rfid.
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