Pedemontana, non costringerci a chiudere

Francesco Brumana è il titolare della principale azienda produttrice di latte in provincia: le aree cantiere della nuova autostrada gli sottrarranno per cinque anni un terzo dei terreni. Il che equivale a chiudere l'azienda

«Non bastava la tempesta, ora ci si mette anche la Pedemontana». Francesco Brumana guarda il mais devastato dalla grandine e poco più in là la distesa polverosa del cantiere della nuova autostrada. Sui terreni coltivati dalla sua azienda sta sorgendo il campo base per il gigantesco cantiere: 5 ettari sono già stati sottratti e sbancati, altri saranno espropriati in futuro. «Il cantiere occuperà un terzo dei terreni che coltiviamo, ci costringerà a chiudere» spiega battagliero Brumana (nella foto), che è uno dei titolari dell’azienda agricola Bergamini, uno dei principali produttori di lattein provincia.

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Agricola Bergamina minacciata dai cantieri 4 di 12
Oggi c’era l’appuntamento con i funzionari di Pedemontana S.c.p.A, la società che ha i poteri d’esproprio, proprio dentro nell’area cantiere già approntata in zona Ponte di Vedano. «Io non firmo nulla finchè non mi pagano quel che mi hanno già tolto» attacca Brumana, ricordando che non ha ancora ricevuto una lira per i cinque ettari di terreni che aveva in affitto e coltivava. «La banca telefona tutti i giorni, la notte non so più cosa fare. Un giorno o l’altro faccio una pazzia» dice disperato al pensiero di veder scomparire la sua azienda, di non poterla lasciare al figlio ventiseienne che oggi lavora con lui, insieme alla moglie e a due dipendenti: su 40 ettari coltivano mais ed erba per alimentare 250 bovini. «Producono 12mila quintali di latte l’anno, su 400mila dell’intera provincia» aggiunge Giuliano Bossi, direttore di Confagricoltura. Un’azienda modello, sempre in regola con il regime delle quote latte.
Il problema di Brumana non è la nuova autostrada, ma solo le aree di cantiere, che nella zona tra il torrente Salvogna e l’Olona, a Lozza, occuperanno ettari ed ettari di terreno. «Saranno occupate per cinque anni. Ma a mio parere, da agronomo, ci vorrà altrettanto tempo perché i terreni, diventati asfittici, ritornino produttivi» spiega Pasquale Gervasini, presidente di Confagricoltura (a destra nella foto, con Brumana e Bossi). E un’azienda non può sopravvivere dieci anni senza un terzo dei suoi terreni. «Attenzione, però: noi non siamo contro l’autostrada, le nuove infrastrutture. Non capiamo perchè i cantieri debbano occupare terreni agricoli» aggiunge Bossi. Gli agricoltori fanno una proposta precisa: anziché su aree che producono reddito agricolo, il cantiere potrebbe trovare posto nella zona della cartiera abbandonata, a poche centinaia di metri di distanza, o nelle aree già utilizzate per i cantieri della Provincia usati per il nuovo sistema di rotonde del ponte di Vedano. «Distano solo poche centinaia di metri dal tracciato dell’autostrada, gli operai dovrebbero muoversi poco» spiega ancora Brumana. Da buon contadino legato alla sua terra (anche se è di origine bergamasca), è pronto a dare battaglia, non si fida più delle promesse dei politici, neanche di quelli che qui sono di casa. «Erano venuti qui quelli della Provincia, anche l’assessore Raffaele Cattaneo, a dire che si sarebbe risolto. Fuori dalle promesse elettorali non è cambiato nulla»

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Pubblicato il 13 Luglio 2010
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