L’ultimo addio a Roberto Ferrario
Chiesa gremita di autorità e colleghi per dare il saluto all'editore della Prealpina. Bossi: “Era un galantuomo, all'inizio l'unico che ci rispettava”
«A volte succedono cose nella vita che ci spingono a cambiare l’impaginazione delle nostre esistenze». Sarebbe piaciuta a Roberto Ferrario questa frase pronunciata dal vicario episcopale di Varese monsignor Luigi Stucchi, che ha ricordato così, nell’omelia, il giornalista ed editore scomparso giovedì scorso. Un pensiero schietto, sentito, rivolto ad un uomo di industria e di comunicazione e pronunciato di fronte ad una basilica di San Giovanni, nella piazza di Busto dove erano molti i volti noti della stampa locale. Dipendenti, colleghi cittadini della sua Busto che hanno ascoltato le parole della predica: fasi che hanno lasciato trasparire l’emozione del sacerdote, “amico e collega di Roberto” “compagno di viaggio”.
La cerimonia è incominciata poco prima delle 11. La famiglia Ferrario in prima fila. Il direttore Giancarlo Angeleri al banchetto a lato dell’altare ha letto la lettera di San Paolo Apostolo ai romani; con lui, al suo fianco, il capo redattore centrale Vincenzo Coronetti. A poca distanza il feretro ricoperto di rose porpora dove riposa il Dottore, come veniva chiamato dai suoi giornalisti e dipendenti.
Un uomo, Roberto Ferrario, che «non temeva di decidere. E lo faceva consapevole che le decisioni pesano in chi ne è destinatario, ma anche in chi ne è protagonista. Ma la decisione gli scavava nel cuore, e mi colpiva quando cercava un parere, un’opinione» ha continuato nel ricordo il Vescovo Stucchi. «Roberto svolgeva il suo lavoro senza farsi lusingare dall’ebbrezza dello strumento comunicativo che aveva e anzi, a tutto ciò che era umano veniva data certezza di futuro».
Il vicario episcopale ha poi ringraziato l’editore della Prealpina per aver saputo raccontare il territorio con grande senso etico, dando spazio al pensiero della chiesa e della società.
C’era silenzio e compostezza. Un momento solenne cui hanno fatto da contorno le massime autorità della città. Erano presenti parlamentari di entrambi gli schieramenti. C’era un ministro, Umberto Bossi, anch’egli in prima fila che ha avuto parole di gratitudine per Ferraio dopo la cerimonia, sul sagrato della basilica. «Era un galantuomo, un vero signore che ha saputo dare voce al tessuto produttivo varesino. Con noi si è comportato sempre in maniera corretta, anzi, all’inizio i giornali ci perseguitavano, lui invece era l’amico che ci rispettava».
E’ prevista una cerimonia di suffragio il prossimo 6 settembre alle 21 alla chiesa di San Gregorio.
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