“Renato, uomo gentile, artista straordinario”
Nel centenario della nascita del maestro di Bagheria, i tanti ricordi di chi l'ha conosciuto. "Ci regalava i suoi disegni in cambio di qualche favore". In primavera una mostra per ricordarlo
C’è una targa a Velate che dice “Da questo amato ritiro, d’aperti orizzonti al suo sguardo Renato Guttuso traeva, dell’arte sua l’accesa ispirazione”. È su un muro di pietra in via Carini, dietro la chiesa S. Stefano. Troppo poco, forse, per omaggiare l’artista siciliano che, per caso o per amore, si trovò a vivere nel piccolo paese del nord Italia. «La moglie Mimies aveva avuto in eredità una villa, l’avevano sistemata e si erano trasferiti», racconta Don Adriano Sandri, parroco del paese. «Io ero appena arrivato a Velate, la casa era molto affascinante e, oltre allo studio di Guttuso, ospitava quadri di autori come Picasso o De Chirico». Sono anche le testimonianze oggi, a ricordare l’artista nato a Bagheria «gentile e cortese, di un respiro culturale
straordinario», che amava dipingere guardando dalla finestra che dava sui tetti di Velate. Tanti quadri infatti, ritraggono i paesaggi varesini: “Esprimeva sofferenza per una certa freddezza che riscontrava, tipica del nord, in contrasto con la sua terra. Ma amava i castagni di Velate che d’estate luccicavano di ricci (…). Amava i cieli contrastati dai tramonti sul lago, la maestosità del Monte Rosa”. Si legge questo negli scritti di Angela Grimoldi, artista di Velate e allieva di Guttuso a cui ha dedicato la sua tesi di laurea. “L’ho conosciuto negli anni ‘70, avevo 9 anni. Frequentava il ristorante dei miei genitori, amava la buona cucina ed era spessissimo da noi. Nel corso degli anni, dietro suoi invito, cominciai a frequentare lo studio (…). Mi piaceva respirare il profumo della pittura con il quale tutt’ora convivo (…)”. Il confronto con il maestro, gli insegnamenti di pittura e di vita sono nei ricordi. “Lavorava in silenzio, assorto. Passava da un quadro all’altro cambiando le pose (…). Il suo era un lavoro continuo segnato da momenti di estremo vigore al punto
che a volte sentivo spezzarsi il pennino…”. Guttuso l’artista, Guttuso l’uomo. Quello che dipingeva con maestria e quello che girava in paese parlando con la gente. Alcuni velatesi ricordano ancora quando "Renato ci chiedeva di aiutarlo ad imballare i quadri perché doveva spedirli per una mostra. In cambio ci regalava uno dei suoi disegni”. «Era un gran bravo artista e una bella persona – racconta Ginetto Piatti, appassionato d’arte – forse troppo legato alla politica, al Partito Comunista. Ricordo il racconto di un deputato varesino che arrivava da casa sua, quando Guttuso stava stracciando dei disegni. Era sconvolto per quel gesto, con la vendita di quelle bozze si potevano guadagnare soldi per il partito. Ma Guttuso gli rispose: “Li straccio, non posso mica fare concorrenza a me stesso”». Il periodo varesino è ricordato da molti. In città è rimasto un suo quadro, alla mostra permanente del Castello di Masnago. L’acrilico al Sacro Monte. Il resto è parte di collezioni private e nei ricordi delle persone, e l’anno prossimo una mostra per ricordarlo. Nella testimonianza di Angela Grimoldi si legge: “La cosa importante è che quando tu ti metti a fare un quadro lo fai, non lo suggerisci, lo fai; ed è quello che è : buono, cattivo ,mediocre, stupendo”, così diceva Guttuso.
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