Giorgio Napolitano sarebbe piaciuto molto a Piero Chiara
Di Pier Fausto Vedani
Una festa tricolore che ha coinvolto tutti, che ha ricordato alla nazione intera che Varese è ancora e sempre Grande Italia ben prima di essere un riferimento del piccolo mondo del Carroccio.
L’entusiasmo per il presidente Napolitano ha confermato da che parte stiamo quando si vuole mettere in discussione la storia e i valori fondamentali della nostra comunità. Del resto le vicende economiche, sociali e sportive hanno sempre offerto l’opportunità di verificare l’orgoglio di primati e di appartenenza che è sempre in noi e che riponiamo, senza mai dimenticarlo, solo per riprendere la corsa nelle vicende che i tempi ci presentano.
Gli esperti analizzeranno risvolti e ricadute, inclusi anche quelli politici, di questo 21 marzo, a me preme ricordare che dubbi, preoccupazioni e anche qualche polemica avevano creato un’attesa particolare per la visita di Napolitano. Evidentemente i tempi grami della globalizzazione, i drammi e le crisi internazionali e l’imbarbarimento della nostra politica ci avevano depressi e dobbiamo allora ringraziare chi ha creduto con fermezza nella presenza stimolante del primo cittadino d’Italia.
Ci sono state più chiavi di lettura di situazioni che in fondo proprio nulla di preoccupante avevano. Per esempio, quando la “Prealpina” con affetto ha titolato a tutta pagina “Presidente la aspettiamo” c’è stato chi ha interpretato correttamente il titolo, chi invece ha supposto una velata minaccia di stampo leghista: erano giorni rabbiosi, i celoduristi forse sognavano freddezza se non ostilità verso la visita. Sarebbero rimasti delusi prima ancora che dal calore dei varesini, dall’efficienza e dalla cordialità del sindaco Fontana.
Del resto l’equivoco è sempre in agguato, me lo ha ricordato un amico citando un racconto di Piero Chiara: lo propongo in estrema sintesi per terminare con un sorriso queste note. Mussolini mai era venuto a Varese, gli squadristi locali mandarono tale Bestetti alla Siai di Sesto Calende, dove il Duce era in visita, perché lo invitasse. Il Bestetti doveva dirgli “ Duce, Varese garibaldina ti attende!” Inciampò, gli ruzzolò tra le gambe, venne scambiato per un attentatore.Scrive Chiara: “Prima che lo portassero via il Bestetti riuscì a gridare “Duce vieni a Varese”, la frase più che un invito parve un insulto. Come se gli avesse detto “ Vieni a Varese che ti facciamo vedere noi a trattare così gli squadristi”. Nel tentativo di svincolarsi da chi lo tratteneva il Bestetti aveva detto un’altra parola :“Vadavielcù“, diretta a uno dei poliziotti che gli torceva un braccio. Così si volle credere per sopire l’incidente .”
Nel bagno di affetto nel quale si è tuffato gioiosamente il presidente Napolitano non c’era posto per nessun Bestetti. Perché tutti ci siamo sentiti italiani, sino in fondo. Come nei giorni delle glorie del nostro lavoro e del nostro sport.
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