Gulliver chiude i tre giorni dedicati alla comunità

Tre giornate intense, quelle appena trascorse al Centro Gulliver di Varese, organizzate per “festeggiare” i 25 anni di attività a servizio del territorio

9, 10 e 11 giugno: tre giornate intense, quelle appena trascorse al Centro Gulliver di Varese, organizzate per “festeggiare” i 25 anni di attività a servizio del territorio.
Uno spettacolo teatrale, un convegno e una cena: tre eventi nell’evento che ha visto la presenza di
cittadini e personaggi autorevoli del panorama accademico e istituzionale: questo è stato “Quando diciamo comunità”, promosso e organizzato dal Centro Gulliver, in collaborazione con la Consel Divisione Eventi. Un’occasione per il centro varesino per ritrovare il senso della propria “mission” con un momento di riflessione su una delle parole chiave che lo hanno accompagnato in questi anni: “Comunità”. Una delle parole più usate – e abusate – anche nel contesto della vita quotidiana.

Il convegno si è aperto con un saluto delle Istituzioni, con la presenza del sindaco Fontana, dell’Assessore Campiotti, per la Provincia, di Domenica Vassallo per la Questura, di Eugenia
Bianchi per la Prefettura e di don Mimmo Battaglia per la Federazione Italiana Comunità Terapeutiche. Tutti hanno coralmente sottolineato l’importanza del Gulliver quale vivo “esempio di sussidiarietà e di welfare society” cui guardare come eccellenza del territorio varesino e modello da esportare anche in altri contesti.

Il convegno si è poi sviluppato attraverso tavole rotonde, dibattiti, lezioni magistrali e lavori di gruppo. Alto il livello, sotto la guida magistrale dei coordinatori, il prof. Alessandro Meluzzi e il prof. Claudio Bonvecchio. Tra i relatori, accanto a presenze istituzionali di Regione – con l’Assessore Cattaneo e Antonella Fait della DG Sanità – e ASL di Varese (Lucas Gutierrez, Vincenzo Marino e Marco Abbiati), tre professori universitari per le lezioni magistrali, Gustavo Pietropolli Charmet, docente di psicologia dinamica all’’Università Bicocca di Milano, Pietro Cafaro, docente di storia economica alla Cattolica di Milano e Claudio Bonvecchio, preside della facoltà di scienze delle comunicazioni all’Insubria di Varese.

Importanti i temi trattati. Dopo una lettura del mondo contemporaneo, attraverso analisi statistiche e accenni alla letteratura di riferimento con Z. Bauman e il suo concetto di “liquidità” che caratterizza il mondo postmoderno – che però va accolto con spirito critico – e F. Tonnies, teorico della distinzione tra Comunità e Società, sono emersi argomenti caldi ed attuali, come l’educazione e la famiglia.

Educazione come “introduzione alla Bellezza”, spunto emerso dallo spettacolo teatrale di giovedì sera al Teatro Santuccio “Marija Judina, la pianista che commosse Stalin”, con la regia di Andrea Chiodi. Luogo primario di educazione è e rimane la famiglia, oggi soggetto spesso in crisi… Quale famiglia? Una famiglia, come ha sottolineato don Michele “dove ogni figlio si senta il figlio preferito”, una famiglia, come ha affermato Meluzzi, “fondata sulla libertà, sulla fedeltà, disvalore dell’epoca postmoderna, in cui prevale il tutto e subito e l’usa e getta”, “fondata sul dono di sé e sul sacrificio che dall’etimologia è sacrum facere”, come ha precisato Claudio Bonvecchio. Una famiglia che è centrale nel concetto greco di oikonomia, “governo della casa”, che per Cafaro è e sarà “centrale per un modello di crescita equilibrato nel mondo globalizzato”. Spunti che, come hanno più volte sottolineato i relatori, provengono dalle nostre radici cristiane, dove Dio è un Dio- relazione autentica e libera.

Pietropolli Charmet ha fatto appello alle proprie competenze professionali di docente e psicoterapeuta, con un’ampia esperienza di comunità per minori, ricordando quanto sia necessario non solo prendersi cura dei minori che vivono una situazione di fragilità, ma anche della loro famiglia, con tecnica e competenza adeguate, così che possano essere a tutti gli effetti dei “partner terapeutici”. Tema, quello della famiglia, molto caro al Gulliver. “Il Centro Gulliver gestisce comunità terapeutiche, ma lavora allo scopo di chiudere comunità terapeutiche”, questa battuta di un imprenditore di Varese riassume bene lo spirito del Gulliver, la volontà e l’impegno di fare prevenzione, stando innanzitutto accanto alla famiglia. Ad oggi molte le iniziative, tra cui un consultorio accreditato presso la Regione Lombardia. Per il futuro un progetto molto ambizioso, in partenrship con l’ASL di Varese, un Centro per la Famiglia.

La famiglia è stata anche il tema di uno dei sette gruppi di lavoro del convegno. Si è parlato anche delle altre forme di comunità, dalla città alla scuola, dalla Chiesa al mondo del lavoro e della formazione, dalle politiche sociali alle comunità terapeutiche. Proprio le comunità terapeutiche sono state al centro della giornata di sabato. Durante la mattinata infatti, sono stati presentati i risultati del primo anno di sperimentazione del Protocollo Osservatorio delle Comunità sulle Dipendenze (OCD), promossa dalla Federazione Com.E. (Federazione Comunità Educative). Relatori, il Prof. Feder, presidente della Federazione Com.E. e il Dott. Zanardi, del Dipartimento di psicologia dell’Università di Pavia.

Dai lavori di studio di questo convegno verranno prodotte 7 lettere aperte, ognuna rivolta a una particolare forma di comunità, con proposte, idee nuove, spunti emersi dai lavori di gruppo. Verranno rese pubbliche in occasione della Giornata Internazionale contro il consumo di droga, che si terrà il prossimo 26 giugno. Appuntamento per tutti nel prossimo autunno con un’altra iniziativa formativa sui modelli di comunità terapeutica esistenti in Italia.

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Pubblicato il 11 Giugno 2011
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