Bonanni contestato dai suoi. “È meglio che il governo se ne vada a casa”
Il segretario nazionale della Cisl intervenuto al consiglio generale ribatte alle critiche dei metalmeccanici. Sposa le posizioni del Presidente della Repubblica e sostiene la necessità di un governo di unità nazionale

È quasi l’una del pomeriggio e Raffaele Bonanni si avvia alla conclusione del suo discorso. «È meglio che il governo se ne vada a casa e che si faccia un governo di unità nazionale» dice il segretario generale della Cisl.
«Era ora. Dovevi farci aspettare così tanto?». È la voce che si leva dalla platea della Sala Napoleonica delle Ville Ponti di Varese, dove da almeno quattro ore stanno seduti i delegati sindacali intervenuti al consiglio generale della Cisl. Alle 12 e 30, quell’attesa si era già trasformata in una prima contestazione. Mentre Bonanni parlava «dell’interlocutore», cioè del governo, e delle sue «scelleratezze» in tema di pensioni e riscatto degli anni di università e di militare, si era levato un «basta, vogliamo altro» seguito da un vociare diffuso. A richiamare all’ordine la platea ci ha dovuto pensare a più riprese il segretario provinciale, Carmela Tascone.
«È la prima volta che mi capita – ha commentato Bonanni alla fine della giornata– . Eppure, sto incontrando i delegati della Cisl in tutta Italia. Però mi dicono che questi qui non sono nostri iscritti». La contestazione sarebbe partita da un gruppo composto «da tre persone, tutte esterne all’organizzazione sindacale» dice un delegato.
Che per Bonanni non sarebbe stata una mattinata facile, lo si era capito fin dai primi interventi dei segretari di categoria. Nella sala aleggiava il fantasma della Fiom Cgil che peraltro il segretario generale della Cisl non chiamerà quasi mai per nome («Quelli là… i soliti noti… chi ha il potere di veto»). Ma il ruolo critico nel sidacato deve essere nel dna dei metalmeccanici, perché a fare la parte del leone, in questo consiglio generale di fine estate, sono state proprio le tute blu della Cisl, sostenute anche dai chimici e dalla funzione pubblica.

Mario Ballante (nella foto sopra), segretario della Fim, alla fine del suo intervento ha raccolto molti applausi e tante pacche sulle spalle per aver ricordato a Bonanni l’eccessivo appiattimento dell’organizzazione sulle posizioni del governo, aspetto «che crea qualche problema ai lavoratori in azienda», e il giudizio che il segretario generale ha dato allo sciopero della Cgil. «Dire che non va fatto perché fa male alle tasche dei lavoratori – ha sottolineato Ballante – è qualcosa che non condividiamo, perché lo sciopero è uno strumento di lotta importante che prescinde dalle tasche dei lavoratori che, peraltro, sono generosi».
«Io non contesto lo sciopero in quanto tale – ha replicato il segretario nazionale – ma contesto quello sciopero perché era preventivo, fatto nel momento sbagliato e non per portare a casa un risultato».
Dal segretario provinciale e da molti delegati presenti è arrivato un appello al ritorno all’unità sindacale. Bonanni ha raccolto la sfida a una sola condizione: «L’unità si fa, purché la Cisl sia ferma nelle proprie posizioni».
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