La piazza boccia la manovra. La Cgil richiama all’unità sindacale
Il segretario regionale Baseotto avverte i colleghi di Cisl e Uil: «Attenzione quella delega a Tremonti costerà caro ai lavoratori» e chiede a Confindustria di boicottare l'articolo 8 della manovra che rende i licenziamenti più facili
«È una manovra velenosa, perché nega un futuro ai giovani». Quando Nino Baseotto, segretario regionale della Cgil, pronuncia questa frase parte l’applauso più lungo dalla folla (almeno 3.500 persone per la Questura, 5000 per la Camera del Lavoro di Varese) riunita in piazza Monte Grappa per lo sciopero generale. I giovani della Cgil sono arrivati in forze e il loro leader, Daniele Bandi, tira fuori dal cilindro lo slogan più efficace della manifestazione: «Hanno detto che questo sciopero sarebbe costato molto al Paese. Certamente molto meno dello sciopero che gli evasori totali fanno 365 giorni all’anno».
Dal palco dove si alternano i vari segretari di categoria, risuonano in continuazione le parole «pensioni», «riforma fiscale», «sviluppo» e «contrattazione collettiva». Sono l’antidoto contro il “veleno” della manovra che, secondo la Cgil, rischia di intossicare i tessuti vitali della società italiana.
I vertici provinciali e regionali della Cgil lanciano un appello agli altri sindacati, Cisl e Uil. Il richiamo all’unità («nel rispetto delle reciproche differenze») ribadito in questi giorni dal segretario della Camera del Lavoro di Varese, Franco Stasi, trova una sponda nel discorso di Baseotto che mette subito in guardia gli ex alleati Bonanni (Cisl) e Angeletti (Uil). «Dovreste essere più prudenti nel dare la delega fiscale a Tremonti – ammonisce il segretario regionale della Cgil -. Caro Bonanni, noi sappiamo bene che quei 20 miliardi di euro li faranno pagare a noi, perché in questa manovra è passato un solo dogma: il 50 % lo pagheranno i lavoratori dipendenti e pensionati, l’altro 50% lo pagheranno gli enti locali a cui è stato tagliato tutto».
In piazza ci sono anche dei lavoratori e pensionati della Cisl e della Uil e alcuni amministratori pubblici del Varesotto, tra cui il sindaco di Brenta, Gianpietro Ballardin. A più riprese viene evocato il nome del Primo cittadino di Varese, Attilio Fontana, a cui Baseotto ricorda che questa manovra «ammazza il federalismo». Conseguenza che, per un leghista, suona come la più brutta delle minacce.
Il vero nodo per la Cgil è comunque l’articolo 8 della manovra e sul potere che la norma concede alla contrattazione aziendale di abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, rendendo i licenziamenti più facili. «Alla Cisl, alla Uil e anche a Confindustria – dice Baseotto – chiediamo di avere il coraggio di essere autonomi fino in fondo e di cancellare l’articolo 8. Altrimenti abbiano il coraggio di ritirare la firma dall’accordo di giugno sottoscritto con noi».
Quella della Cgil, non è solo una manifestazione di protesta. Baseotto elenca le priorità per riportare l’Italia a galla: una riforma fiscale seria che tassi i grandi patrimoni e ristabilisca il principio della progressività, un piano di lotta seria all’elusione fiscale («che ammonta a circa 120 miliardi di euro»), incentivi all’occupazione giovanile (almeno un miliardo di euro), allentamento del patto di stabilità per i comuni virtuosi («Gli enti locali hanno i soldi bloccati nelle casse della Banca d’Italia e non percepiscono nemmeno gli interessi»).
Per la Cgil «un’altra manovra è dunque possibile».
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