Confesercenti: “Le imprese non vogliono più promesse”
Mancava il ministro Maroni, ma non mancavano gli argomenti all'assemblea del 40esimo anniversario di Confesercenti Varese: come quello sulle spese (e i ritorni) per il turismo a Brescia e Varese
E’ partita con un grande assente l’assemblea dei 40 anni di Confesercenti, che si è svolta questo pomeriggio – 17 ottobre 2011 – a ville Ponti. Una assenza pesante, per la carica simbolica che essa attira su di sè. A mancare, infatti, trattenuto a Roma dai gravi eventi del weekend è stato il ministro Roberto Maroni, atteso dai partecipanti fino all’ultimo, e poi evocato nei discorsi di chi è intervenuto al dibattito.
Non è mancato però il confronto per un argomento che rappresenta la più spinosa attualità: le piccole imprese, il commercio e la crisi che perdura. «Per almeno tre volte ho cominciato il mio saluto e la mia relazione all’assemblea annuale di Confesercenti parlando della crisi – ricorda uno degli ospiti, il sindaco di Varese Attilio Fontana – ogni volta nella speranza di essere usciti dal tunnel. Ora non oso più dirlo».
Quelle che negli anni scorsi erano speranze e promesse concrete, infatti, suonano ormai false e poco credibili: «Vogliamo individuare obiettivi reali, possibili e raggiungibili in tempi accettabili – ha così affermato, nella sua relazione, il presidente di Confesercenti Varese, Cesare Lorenzini– Le imprese non vogliono più promesse, ma fatti che siano utili allo sviluppo ed al benessere diffuso. Siamo stufi di un dibattito stagnante, spesso strumentale e ideologico, che produce solo parole che rimangono ferme sul piano dei principi».
Le parole non bastano in un momento difficile come questo, dove il principale rischio è cedere le armi: «Stiamo attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni – ha sottolineato il presidente della Camera di Commercio Bruno Amoroso – E penso che l’atteggiamento giusto sia rispondere con forza, senza farsi prendere dallo sconforto. Ma sono anche consapevole di come non basti costruire un modello valido, se agli operatori non è data la possibilità di agire in maniera efficace».
Come si può fare allora? Usando bene i – pochi – soldi che ci sono: cosa che non sempre avviene. «Mettendo a confronto le provincie di Brescia e di Varese emerge questa sostanziale differenza: Brescia spende, per la promozione turistica, circa 1milione 200mila euro all’anno ottenendo una presenza annua di circa 8 milioni e 500mila turisti. Varese ne spende oltre 1milione e 400mila e registra una presenza poco superiore ai 1milione e 800mila turisti l’anno – segnala, impietosamente ma concretamente, il direttore di Confesercenti Gianni Lucchina – E per noi turismo non significa solo alberghi, ma l’intera filiera che lo compone: dall’albergo al ristorante, dal negozio al museo, dai trasporti alle banche. Basti pensare che un turista quando arriva in una località spende il 40% del proprio budget per il pernottamento il resto lo spende in ristoranti, negozi, musei eccetera. Non si può parlare di sviluppo turistico senza il pieno coinvolgimento di commercio e servizi».
Per uscire dall’emergenza, però, non basta e non serve un rialzo dell’Iva, che fa solo male a tutti. E’ arrivato il momento di razionalizzare le spese, di ridurre gli sprechi. Il che significa, innanzitutto: «Una drastica riduzione della spesa pubblica – spiega senza mezzi termini Marco Venturi, presidente nazionale Confesercenti e prossimo presidente di Rete Imprese Italia – Siamo in una spirale per cui si spende sempre di più e c’è sempre più bisogno di finanziare il debito che si crea, reindebitandosi sempre di più. Dobbiamo uscirne».
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