“E’ una manovra contro i lavoratori”

La “medicina” prescritta da Monti al Paese ha avuto un effetto collaterale evidente: la coesione del sindacato, tutto, nessuno escluso (in piazza c’era anche il sindacato di base)

Rosario viene da Cosenza, Gianluca da Cagliari. Sono in piazza del Garibaldino a Varese per scioperare contro la manovra del Governo Monti. Il primo ha 50 anni, il secondo poco più di 30. Sono carpentieri ed entrambi lavorano nel cantiere della tratta ferroviaria Arcisate-Stabio. Hanno accettato un trasferimento al nord nella speranza di avere una prospettiva per il loro futuro e per quello delle loro famiglie. Ma se Rosario puo’ contare su un contratto a tempo indeterminato, Gianluca è ancora un interinale. «Questa manovra – spiega il lavoratore sardo – rende la mia precarietà ancora più precaria. Ho accettato di lasciare la mia famiglia e la mia terra perché qui c’era lavoro. Stiamo aspettando di essere stabilizzati dalla Ingegner Claudio Salini spa, i nostri contratti a tempo indeterminato sarebbero già pronti, ma qui sta cambiando il Paese e le regole, quindi la mia sensazione è di una grande incertezza perché se si blocca il cantiere si blocca anche il lavoro».
«La preoccupazione è riferita alle difficoltà di pagamento di Rete Ferrovie Italia – aggiunge Renzo Andreotti della Fillea Cgil -ma con il nuovo anno tutto dovrebbe risolversi. Questa manovra ha reso infuocata l’assemblea di stamani. Ci sono lavoratori alla soglia della pensione che si vedono costretti a lavorare ancora molti anni. Francamente non è accettabile».
La “medicina” prescritta da Monti al Paese ha avuto un effetto collaterale evidente: la coesione del sindacato, tutto, nessuno escluso (in piazza c’era anche il sindacato di base) e una rinnovata solidarietà tra lavoratori.
I segretari provinciali di Cgil (Franco Stasi), Cisl (Carmela Tascone) e Uil (Antonio Albrizio) ascoltano e lasciano spazio alla voce dei rappresentanti delle varie categorie che si alternano al microfono: metalmeccanici, chimici, edili, tessili, alimentaristi, pubblico impiego, precari e pensionati. Tutti richiamano i colleghi all’unità perché in ballo ci sono i diritti «che non sono un lusso». I delegati dicono di essere «delusi e arrabbiati» per una manovra dove non c’è traccia di «equità e di sviluppo» e nemmeno di «rispetto», considerati «i tempi e il metodo in cui è stata varata».
I pensionati, che di questa manovra sono il vero nodo del contendere, sono tanti sotto il Garibaldino. «La nostra presenza – dice Umberto Colombo, segretario dello Spi Cgil – è il sintomo di un disagio verso una manovra troppo penalizzante. C’erano tutti i presupposti per una patrimoniale equa, invece si è scelta la strada più ingiusta per tutti, giovani compresi, visto che il prolungamento dell’età pensionabile non favorisce nuova occupazione».

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Pubblicato il 12 Dicembre 2011
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