I deliri di Celentano fanno iniziare Sanremo col botto
La controversa e lunghissima esibizione si è calata come un macigno sulla prima puntata di un festival tribolato, che ha visto anche un inaspettato ritorno: quello di Belen e di Eli Canalis. Causa malattia altrui
Saranno i Maya, o la crisi, o lo spread. Ma la prima giornata della sessantaduesima edizione di Sanremo non poteva essere più tribolata e più apocalittica.
Quella che doveva essere la serata che squaderna al pubblico italiano le 14 canzoni in gara al festival fatta di una carrellata, anche un po’ noiosa, di canzoni, è diventata un sermone, un’invettiva per tutti, un talismano portasfiga che ha decisamente movimentato un festival che – non essendo mai stato rock – si presentava decisamente lento.
A dire il vero, l’inquietudine è iniziata fin da principio: Sanremo 2012 è cominciato alle 20.40 e non ha mostrato uno straccio di presentatore per quasi mezz’ora. In quel mentre, davanti alle telecamere ci sono stati Luca e Paolo mattatori comici dell’edizione precedente che hanno fatto un seppur mirabile riassunto di quello che è avvenuto, specie in politica, negli ultimi 12 mesi. Tra l’altro, sdoganando definitivamente la parola “cazzo”, che in tutta la serata – piena di invettive e parolacce – è stata poi pronunciata almeno una decina di volte, praticamente da tutti. Dopo i primi 20 minuti di trasmissione, il dubbio che fosse successo qualcosa pure a Morandi ha cominciato a serpeggiare tra gli spettatori attoniti. In realtà il cantante presentatore e direttore artistico si mostra poco dopo, guidando un gruppo insolitamente tutto maschile che presenta i primi cantanti in gara.
Fino al "bombardamento” dei 50 minuti dell’esibizione di Celentano. Una esibizione introdotta da scene di guerra, che ha visto il cantautore e intrattenitore approfittare dell’immenso palcoscenico sanremese per sparare a zero su qualunque cosa non gli garbasse: un sermone che un po’ ci si aspettava, ma che questa volta ha lasciato in bocca un che d’amaro, di esagerato. Passi il lungo siparietto – con tanto di Pupo (si, il cantante) che recitava la parte del protestatario – sulla bocciatura del referendum della Consulta, pesantemente insultata attraverso un dibattito tra Celentano, Morandi e Ghinazzi che stava tra la vecchia tribuna politica e il dibattito di vecchietti al bar, o i sermoni morali. Ma quello che fa specie è che il santo Celentano si scaglia, ad un certo punto, anche contro Famiglia Cristiana e l’Avvenire (si, avete letto bene), definiti «Giornali inutili che parlano di politica invece di parlare di Dio e della vita, che criticano don Gallo che lavora da una vita per gli ultimi. sarebbero da chiudere domani». E infine insulta il critico del Corriere Aldo Grasso, colpevole (come i quotidiani succitati) di aver parlato male di lui. In questi punti, una sgradevole impressione di uso privato della tivù pubblica non può non essere serpeggiata anche tra i suoi più accaniti fan.
La sua lunghissima esibizione avvenuta a metà serata è proseguita, tra una canzone del suo ellepì in promozione e l’altro, con commenti sulla Merkel e Sarkozy, sulla crisi greca, sulla Lei che manda via Santoro su altri argomenti da telegiornale. Quasi un’ora: Francamente, davvero troppo. Per toni, per contenuti, e per tempi. Dopo 50 minuti di tale trattamento, gli spettatori di Sanremo erano completamente rintronati, bombardati da opinioni unilaterali con cui francamente non si riusciva, completamente, a fraternizzare. E forse rimpiangevano il loden di Rocco Papaleo, il coconduttore di Morandi inizialmente conziderato un po’ moscio: ma che nella sua prima esibizione ha ricordato come questi tempi sono sobri i e che lui, in onore alla situazione attuale, avrebbe fatto il “conduttore tecnico”.
Ma tant’è: dopo quella presenza assolutamente ingombrante, tutto sembrava più bello: persino i cantanti, che peraltro avevano atteso un’ora dietro il palco in attesa della loro esibizione in quello che doveva essere il palco del festival della canzone. Emma Marrone è stata vista come una liberazione, la canzone di Finardi una lezione di umiltà diretta al Molleggiato. Si è potuto apprezzare Nina Zilli e la bellissima e sanremese canzone di Arisa, ci siamo potuti divertire e orripilare davanti all’improbabile coppia Bertè d’Alessio, e all’altrettanto improbabile coppia Pierdavide Carone con Lucio Dalla. Presentati per di più, vivaddio, finalmente da due belle ragazze benvestite anche se avevano un’aria di dejavù. Erano infatti Belen e Elisabetta Canalis, che dovevano inizialmente solo “passare il testimone” ai protagonisti di questa edizione e invece si sono ritrovate a presentarla, la prima serata, causa appunto forfait della diciannovenne topmodel Ivanka. Adesso, mentre rivolgono i saluti di pronta guarigione alla ragazza, sperano al contrario che la loro fortuna continui.
Ma i disastri, per Gianni Morandi, non erano ancora finiti: alla fine, faticosissima, di tutte le esibizioni, si scopre che il meccanismo di voto della giuria demoscopica, che avrebbe dovuto bocciare due delle canzoni dei big, era andato a pallino. Votazione annullata, tutto da rifare: con una votazione domani ancora più pesante, che vedrà quattro cantanti bocciati su 14. Morandi non ha mai perso il sorriso in questa comunque affollatissima prima puntata: ma il prossimo passo, nella seconda serata di questo Sanremo, può essere solo l’invasione delle cavallette.
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