Uomini, rete e cultura: L’Aquila guarda oltre la crisi
Nel capoluogo abruzzese ci sono idee di futuro e innovazione che, complice l’evento #occupylaquila organizzato da Wired, hanno rianimato il centro storico e offerto proposte per cambiare e uscire dalla crisi
A L’Aquila non c’è soltanto la desolazione, non si parla solo di distruzione e non ci sono solamente i muri puntellati, le porte sbarrate dalle assi di legno e le truppe dei militari agli angoli attorno ai mezzi tattici. A L’Aquila ci sono idee di futuro e innovazione che, complice l’evento #occupylaquila organizzato da Wired (rivista mensile che si occupa di “Storie, idee e persone che cambiano in meglio il mondo”) nel tendone di piazza Duomo, hanno rianimato il centro storico per una giornata, il 15 aprile, e offerto ricette per cambiare e uscire dalla crisi, che in Abruzzo è stata maggiormente amplificata (molto, moltissimo, e non solo a livello economico) dalle vibrazioni del terremoto del 2009, ma che in realtà ha elementi comuni in tutto il Paese.
Al centro della manifestazione, il concetto di smart city, le energie alternative e la tecnologia.
Eleonora Bove si occupa di comunicazione e social media, Internet e innovazione, è di Roma, e al Bar Camp di domenica ha parlato di distretti creativi e innovazione imprenditoriale. Si tratta di un modello sociale ed economico che rappresenterebbe un’ottima risorsa per la città di L’Aquila ma anche per tutta l’Italia. Il punto di partenza è la rivalutazione del talento e della partecipazione dei cittadini, e i termini chiave sono “creatività” e “incubatori d’impresa”. Tre gli obiettivi: l’integrazione, la multicanalità e il coinvolgimento sociale.
Secondo il Libro Bianco sulla Creatività, frutto del lavoro di una Commissione ministeriale coordinata da Walter Santagata, e al Dossier Tagliacarne, che valuta la creatività nelle regioni italiane, la Lombardia è tra le regioni trainanti per quanto riguarda la sinergia tra uomini, rete e cultura, ma agli ultimi posti, invece, a proposito di “attività economica”.
È la regione più creativa di tutte, insieme all’Emilia Romagna, il Piemonte e il Lazio (primo blocco). Seguono la Toscana, la Liguria, il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto (secondo blocco); Trentino Alto Adige, Marche, Valle d’Aosta e Umbria (terzo blocco); Campania, Abruzzo, Sardegna e Puglia (quarto blocco). Fanalino di coda: Basilicata, Molise, Sicilia e Calabria (la valutazione prevede una misurazione da uno a cinque punti ed è stata effettuata negli anni 2007 e 2008).
Ma cosa sono gli incubatori d’impresa? «Sono piattaforme strategiche che generano qualità – spiega Eleonora – che affondano le radici nelle doti intellettuali delle persone. Le imprese si aiutano passandosi i dati e le informazioni di reciproco interesse». Sono, come spiega dal suo blog, complessi di agevolazioni che incentivano e accelerano le imprese incubate e in fase di startup attraverso una serie di consulenze: economiche, finanziarie e di marketing. Ma possono essere anche dei luoghi fisici dove le startup trovano una serie di servizi e spazi condivisi con altre startup: anche il telefono o il canone d’affitto possono essere in comune.
Grazie a questi incubatori gli imprenditori possono avere gli strumenti per rilanciare l’occupazione, facendo leva sulle industrie creative di materia, ma anche di contenuti (software, applicazioni) e di cultura.
Cultura che, prosegue Eleonora, «non è altro che innovazione, un fattore strategico, di qualità». Il mezzo per arrivare alla soluzione.
L’Aquila è immobile, fuori, nella piazza: i cavi d’acciaio stritolano le colonne dei palazzi per non farli crollare. Ma dentro al tendone di #occupylaquila c’è un terremoto di idee che non può essere contenuto.
Da L’Aquila arrivano risposte concrete per tutta l’Italia.
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