Ma la verità su web chi la paga?
Il futuro della democrazia e del giornalismo raccontati da chi è in pirma fila. Daniele Manca del Corriere della Sera, Beppe Smorto di Repubblica, Marco Bardazzi de La Stampa
Il giornalista serve ancora? Sì, perché crea un contesto al lettore. Internet non sempre aumenta l’informazione, a volte aumenta solo il numero dei bit scambiati. Detto questo, internet e la tecnologia non sono una possibilità per i giornali, sono un obbligo e una sfida. Il pericolo è dietro l’angolo: se i giornali chiudono, la democrazia ne risente. Il vicedirettore del Corriere della sera Daniele Manca: “Oggi Internet ha dato una discontinuità fortissima al giornalismo, noi siamo qui davvero per imparare da Varesenews, non è una piaggeria, noi giornalisti riteniamo che per difendere i valori del giornalismo sia necessaria la sostenibilità economica. Sembrava che il giornalismo stesso potesse fare da cane guardia del potere e garantire profitti, ma questo non succede più”.
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Daniele Manca è entrato nel cuore del giornalismo internet con questa frase: “Internet permette la creazione di comunità, ma troppo segmentate. Una volta il giornale metteva in contatto comunità diverse , fare giornalismo in internet oggi significa anche parlare alle comunità e riaggregandolo. Obama ha vinto perché è riuscito a fare questo negli Usa, i repubblicani invece oggi si chiedono perché parlano solo ai bianchi”.
Marco Giovannelli, direttore di Varesenews, ha ricordato che “oggi esiste un luogo-altro dove ci si informa, anche le home page perderanno significato, ma l’aspetto principale rimarrà il rapporto con le proprie comunità”.
Beppe Smorto di Repubblica.it ha l’esempio fresco di giornata. Repubblica ha pubblicato il video di un lettore che ha ripreso un lancio di fumogeni contro gli studenti dalle finestre del ministero di giustizia: “E’ il video di un lettore, ma è anche una valutazione giornalistica. Repubblica ha una comunità molto forte con la sua comunità. I lettori sono diventati una fonte ma comunque ci sarà bisogno di giornalismo, perché riteniamo decisiva la mediazione del giornalista”.
Marco Bardazzi digital editor de La Stampa è sulla stessa linea d’onda. “Comunità, condivisione conversazione, sono i tratti di internet. In negativo aggiungerei la confusione, in positivo la contaminazione, che è il concetto nuovo. Le primarie ad esempio sono state un dibattito interessante, ma avrei preferito che l’altra sera ci fossero state una tv, un giornale, un sito internet a gestire il confronto, come avviene negli Usa. Nelle redazioni ci vorrebbero più ingegneri e grafici e dovrebbero lavorare con i giornalisti alla stessa storia, altrimenti non riusciremo a operare con il metodo che ci richiede oggi la realtà”.
La Stampa incoraggia i suoi giornalisti a usare twitter e ha una nuova redazione dove online, tv e carta sono negli stessi spazi.
Si torna al problema di come sostentarsi. Beppe Smorto ha sottolineato come il Guardian in Inghilterra sia sempre citato come esempio ma stia chiudendo i battenti nell’edizione cartacea perché non ha saputo come pagarsi il lavoro, mentre il tentativo del potere di togliere mediazioni potrebbe tornare in un uso distorto del mezzo telematico. Daniele Manca osserva invece che il semplice dato sulla presenza dei soldati in Afghanistan degli Usa potrebbe far pensare che l’America stia smobilitando. Ma se non c’è un giornalista che ti spiega come gli uomini siano stati sostituiti dai droni e dalle basi ad alta tecnologia, penseresti che le guerra è finita.
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