Ghiorso (Unicredit): “Abbiamo erogato più di quanto abbiamo raccolto”
La responsabile dell'area manager di Varese: «Sono ben sette miliardi e mezzo di euro che Unicredit ha deciso di destinare alle imprese lombarde e una parte di questi vanno anche alle imprese varesine»
«Sono ben sette miliardi e mezzo di euro che Unicredit ha deciso di destinare alle imprese lombarde e una parte di questi vanno anche alle imprese varesine». Antonella Ghiorso (foto), responsabile area manager Varese di Unicredit, commenta il dato pubblicato dal “Sole24ore”, secondo cui alla provincia di Varese spetterebbe la maglia nera del credit crunch in Italia, con la cifra che il suo gruppo bancario ha messo a disposizione del sistema imprenditoriale lombardo. «Noi abbiamo erogato più di quanto abbiamo raccolto – continua il manager di Unicredit -. Il dato di agosto indica che abbiamo erogato 82 milioni e accompagnato all’estero 80 imprese».
La parola chiave su cui il colosso bancario insiste da tempo per uscire dalla crisi in cui versano le imprese italiane è «internazionalizzazione», dove con questo termine non si intende il cortile di casa, ovvero l’area euro, ma i nuovi mercati, i cosiddetti paesi emergenti (per la verità emersi già da tempo) dove ci sono i fatturati più interessanti. «Andare all’estero è il punto di svolta – continua Ghiorso – ma si puo’ andare in Cina o in India se si ha una struttura alle spalle in grado di supportare l’intero processo. Unicredit è presente in 22 paesi e 50 nuovi mercati, quindi ha una rete strutturata e le necessarie competenze che permettono di accompagnare le imprese lungo tutto il percorso».
Il fatto di avere filiali all’estero consente alla banca di avere informazioni importanti rispetto ai potenziali clienti e alla loro affidabilità. Ma se accompagnare nei nuovi mercati aziende corporate è più facile, non solo per le dimensioni in termini di fatturato ma perché in genere già inserite in un processo di internazionalizzazione, lo stesso non si puo’ dire per le piccole e micro imprese. «Bisogna convincere gli imprenditori a guardare con fiducia fuori dall’Italia, magari mettendosi in rete con altre aziende, cosa non facile considerato che il sistema imprenditoriale italiano è fatto da straordinari solisti. Unicredit ha anche un sistema di rating che permette di valutare le reti di impresa».
Sarebbe troppo facile e un po’ manicheo attribuire la responsabilità del credit crunch (stretta del credito) solo alle banche, c’è semmai una responsabilità condivisa. E se un tempo gli istituti di credito non negavano un prestito quasi a nessuno, oggi la selezione è necessaria e inevitabile. «La scarsa patrimonializzazione delle imprese italiane e un sistema imprenditoriale troppo dipendente dalle banche – conclude Ghiorso – sono i principali aspetti negativi. Occorre che gli imprenditori mettano mano al portafoglio, ma per innescare questo processo biosgna recuperare speranza e fiducia. Se la politica in questo momento non aiuta, il nuovo papa argentino è invece un buon segnale».
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