Le piccole imprese italiane non usano internet
È quanto emerge dal nono Rapporto di Unicredit presentato alle Ville Ponti. Solo il 18,8% degli imprenditori varesini svolge attività d’impresa tramite il commercio elettronico, contro una media regionale del 27,5%
Tra le piccole imprese italiane è il digital divide il vero punto dolente. Solo il 20,7% usa tecnologie informatiche sofisticate. E se qualcuno pensa che il nord del Paese sia immune da questa malattia, si sbaglia. A Varese, infatti, si arriva al 21,2%, in Lombardia al 21,5%. È quanto emerge dal nono Rapporto sulle piccole imprese di Unicredit presentato alle Ville Ponti.
L’Italia in fatto di digitalizzazione sconta, dunque, un certo ritardo rispetto ad altri paesi, anche emergenti. La Romania, ad esempio, è tra i primi cinque paesi al mondo per velocità di trasferimento dati via internet e il wifi è gratuito ovunque. Le imprese polacche nei rapporti di business utilizzano internet al 100 %. «È necessario ridurre il digital divide – ha detto Monica Cellerino, regional manager per la Lombardia di Unicredit – perché rischiamo di farci sfuggire un’occasione di sviluppo per le nostre imprese. Incrementare l’utilizzo delle nuove tecnologie puo’ consentire alle imprese una maggiore efficienza e flessibilità».
Il rapporto evidenzia che in provincia di Varese il 91,8 % delle imprese utilizza l’e-mail come canale di comunicazione, ma forme di interazione più strutturate sono ancora sottoutilizzate. «L’e-commerce – ha spiegato la regional manager – presenta ancora enormi potenzialità di sviluppo. Tra le piccole imprese italiane in media il 19,1% delle vendite totali viene realizzato online. Per quanto riguarda gli acquisti invece il dato sale al 23,9%».
Lo scenario non cambia in Lombardia: la media del fatturato realizzato online è pari al 19,7%, mentre gli acquisti salgono al 24,7%. In provincia di Varese il fatturato online raggiunge il 22,6%, mentre il dato degli acquisti su internet è decisamente superiore alla media e si attesta al 31,2%.
Sono tanti i fattori che ostacolano lo sviluppo del commercio online, sono di natura culturale e tecnica. Nell’immaginario degli imprenditori varesini hanno prevalso però le paure ataviche generate dalla rete e che da sempre rappresentano lo spauracchio del navigatore diffidente: la necessità di un rapporto diretto con la clientela (53,35%), l’incertezza sull’identità della controparte (48,4%) e la scarsa garanzia di sicurezza in rete (42,6%). «Solo il 18,8% delle piccole imprese varesine – ha sottolineato Antonella Ghiorso, area manager di Unicredit – svolge attività d’impresa tramite il commercio elettronico, contro una media regionale del 27,5%. Quindi qui ci sono ampi margini di sviluppo ed è necessario accrescerne ed incentivarne l’utilizzo, perché puo’ essere un fattore in grado di facilitare l’accesso ai mercati esteri consentendo spesso di superare le barriere dimensionali».
Tra i tanti imprenditori presenti e negli interventi della tavola rotonda a cui ha partecipato anche Renato Scapolan, presidente della Camera di Commercio di Varese, sono emersi tre aspetti: conquistare nuovi mercati, meglio se emergenti, non è più una scelta bensì un obbligo, se si vuole continuare a fare impresa; pretendere maggiore trasparenza da entrambe le parti; predisporre strumenti bancari adeguati per le imprese che partecipano ai grandi appalti all’estero, soprattutto in quei mercati che stanno investendo in infrastrutture. «Nella sede di Milano sui finanziamenti sopra i 20 milioni di euro siamo molto operativi – ha concluso Monica Cellerino -. C’è un iter ad hoc e un gruppo che si riunisce in tempi brevissimi per dare risposte alle imprese nel giro di pochi giorni. Inoltre noi siamo più concorrenziali di tante banche straniere e le imprese italiane sono ancora tra le più richieste. Almeno per questi motivi potete mostrare con orgoglio il tricolore».
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