Il dolore del saluto a Cristina Lonardoni
Nella chiesa di Cuirone l'addio alla donna morta asfissiata per un guasto alla caldaia di casa. Era la madre di Elisabetta Ballarin, condannata per uno degli omicidi compiuti dalle Bestie di Satana
Sotto un cielo di piombo e alla pioggia battente, nella piccola chiesa in pietra di Cuirone, amici e parenti hanno reso omaggio a Cristina Lonardoni, la donna morta tragicamente per una fuga di monossido di carbonio nella sua casa nel piccolo paese frazione di Vergiate. Cristina Lonardoni era molto conosciuta per il suo lavoro nella Cooperativa Primavera, aveva "traghettato" la cooperativa in chiusura, verso una nuova esperienza che desse continuità ai lavoratori. Intorno a lei si sono stretti i conoscenti, ma prima di tutto la famiglia, tra cui la figlia Elisabetta Ballarin, che è detenuta nel carcere di Brescia per i delitti delle "Bestie di Satana", ma che ha ottenuto un permesso di poche ore per uscire dal carcere. Nella sua vita Cristina Lonardoni era stata segnata dalla devastante vicenda d’inizio anni Duemila, prima dalla lotta per tener lontana la figlia da Andrea Volpe, poi dal dolore di vedere la figlia coinvolta nella "setta", infine dalla scomparsa dopo pochi anni del marito.
E dal dolore e dalla sua radice è partita l’omelia, seguendo i passi di San Paolo (Se Dio è con noi chi è contro di noi?"): «San Paolo ci dice che la morte è separazione ma che non dobbiamo avere paura, perché non veniamo abbandonati. Ma la morte è una crocefissione per chi muore, ma anche per chi resta. Quanto più grande è il dolore, tanto più grande è il bene: non solo nel Regno dei Cieli, ma anche qui, oggi, in un modo diverso di vedere il mondo, le relazioni». Don Cesare si è rivolto direttamente anche ad Elisabetta: «Da oggi hai due mamme, una è Maria, l’altra la tua mamma che non è più in terra ma ti segue dall’alto». La presenza di Elisabetta Ballarin ha però suscitato anche interesse, quello dei giornalisti, anche dei media nazionali, e quello più silenzioso del paese (per vederla in chiesa). Alla fine della celebrazione l’avvocato Francesca Cramis, legale della ragazza, ha inscenato con un’altra persona una fuga per "sviare" fotografi e telecamere, rivendicando poi in piazza: «vi ho fregati», mentre Elisabetta Ballarin si allontanava per un’altra strada.
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