Chiuse le indagini sull’omicidio Prati, Pegoraro a giudizio
L'ex-vigile di Cardano al Campo rinviato a giudizio con le accuse di omicidio, triplice tentato omicidio, lesioni, porto d'armi e resistenza. Rischia una pena altissima
Il sostituto procuratore Nadia Calcaterra ha chiuso le indagini relative all’omicidio di Laura Prati e al ferimento di Costantino Iametti. A giudizio andrà il solo ed unico responsabile indicato dalla Procura, Giuseppe Pegoraro, l’ex-agente di Polizia Locale di Cardano al Campo che la mattina del 2 luglio 2013 aprì il fuoco contro la sindaca e il suo vice dopo aver fatto irruzione, armato fino ai denti, nel palazzo municipale. Laura Prati morì 20 giorni dopo l’attentato, dopo una lunga sofferenza e l’aggravamento delle sue condizioni a causa di un aneurisma cerebrale che – secondo il magistrato – sarebbe direttamente correlato a quanto avvenuto quella maledetta mattina di tre settimane prima. A corroborare questa tesi anche la perizia del medico legale Maria Luisa Pennuto sulle cause della morte della donna. A questa va aggiunta la perizia psichiatrica, eseguita pochi giorni dopo l’arresto, che lo ha giudicato completamente capace di intendere e di volere. Rischia una pena altissima.
Per Pegoraro, infatti, c’è un lungo elenco di accuse dalle quali difendersi, assistito dal suo legale Maria Grazia Senaldi, a partire dall’omicidio volontario, il tentato omicidio del vice-sindaco e dei due agenti della squadra volante di Gallarate, porto abusivo di armi da guerra, porto abusivo di tutte le altre armi comuni (aveva con sè coltelli, molotov e proiettili a non finire), lesioni, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Da quanto risulta Pegoraro voleva compiere una vera e propria strage, stando anche alla lettera che venne ritrovata nella quale minacciava di morte anche il giudice Novik e altre personalità.
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