Ho scommesso su Malpensa e oggi sono a rischio

Dario è uno dei 2220 lavoratori di SEA Handling il cui futuro è incerto. Fu assunto da SEA nel 1997 quando c'erano tanti progetti e belle speranze. Un sogno infranto anche spera ancora nel rilancio

 Dario ha legato la sua carriera professionale a Malpensa. Un investimento che sembrava sicuro e anche glorioso ma che oggi ha ristretto i suoi orizzonti in maniera preoccupante. « Fui preso da SEA nel marzo del 1996 come stagionale – racconta Dario – operaio a Linate. Dopo sei mesi di prova venni assunto definitivamente. Era un periodo in cui c’era una grande attività: lavoro ma anche opportunità di carriera. Feci il mio primo concorso interno e divenni “agente di rampa”. Nel 1998 venni trasferito: l’azienda puntava su Malpensa, c’era fermento, progetti importanti. Io e molti altri giovani come me, circa un migliaio, venimmo spostati qui. Dopo qualche mese, vinsi un altro concorso interno e divenni “coordinatore di voli”.  Poi SEA, nell’organizzazione del lavoro, ci divise in due ali operative: la linea A che si occupava di Alitalia e compagnie collegate, e la Linea B che gestiva tutte le altre. Io capitai nella linea A: un ufficio che sembrava una gabbia di matti. Tensioni, discussioni, adrenalina a mille. C’erano fasce orarie in cui si andava letteralmente in tilt. Lavoravamo gomito a gomito con i lavoratori Alitalia che facevano gli interessi della loro compagnia: noi rappresentavamo SEA. È stato un periodo bellissimo: al di là delle liti per lavoro, eravamo una squadra molto affiatata che era capace immediatamente di voltar pagina e di uscire insieme nel tempo libero. Dal 2007/2008, però, la compagnia di bandiera ha cominciato a ridurre la sua attività, dimezzando i voli.
Poi, nel 2002, SEA fu costretta a costituire SEA Handling per rispetto delle norme europee. Si trattò, soprattutto, della separazione dei bilanci. Inizialmente sembrò che, nella nuova società potesse entrare anche il colosso tedesco Fraport che gestisce i servizi a Francoforte, ma per decisioni che mi sfuggono, l’affare saltò. Il problema fu che la nuova società accusò subito un bilancio pesantemente negativo: nel corso degli anni si è rimediato a questa situazione limitando le perdite, riequilibrando le voci limando i dipendenti che da 3300 sono diventati gli attuali 2220. Ma il segno meno della nuova società non è stato limitato, costringendo ogni volta SEA a intervenire per ripianare i conti. Ora ci troviamo con la decisione dell’Europa che non lascia scampo, la multa salatissima pende sulle nostre teste come una spada».

Cosa vi attende 
Sicuramente una decurtazione dello stipendio di circa il 10%. Se consideriamo che anche la mia compagna lavora per SEA Handling, vuol dire che dovremo rinunciare a 6000 euro lordi… Senza contare che dal 1998 io non ho più fatto un avanzamento di carriera: sono ancora fermo allo stesso livello. Eppure sembrava un lavoro così promettente… Oggi dal mio ufficio vedo il nulla: un tempo il piazzale era pienissimo di aerei. Ora c’è qualche compagnia straniera mentre Alitalia è pressoché scomparsa.

Rimpiange qualcosa del passato
Nessun pentimento. SEA mi ha dato tanto: un bel lavoro, un ottimo ambiente. Certo, ho fatto tanti sacrifici a causa dei turni e della mancanza di festività perché noi lavoriamo sempre. Tante aspettative che oggi sono deluse. Noi ci sentiamo traditi dalla politica: innanzitutto da quei partiti che ci dovevano rappresentare a Roma e che hanno permesso il progressivo smantellamento dello scalo. La finanza e i poteri locali hanno fatto il resto: Roma ha vinto

Cosa chiedete?
Ci aspettiamo che la politica si faccia da parte, che lasci a SEA la possibilità di essere protagonista delle proprie scelte, di comportarsi da azienda con una strategia di sviluppo. Lasciateci lavorare con le regole della concorrenza. Mai più ingerenze. 

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Redazione VareseNews
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Pubblicato il 01 Maggio 2014
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