Allarme ozono, attenti alle ore più calde
In tutte le città superata la soglia d'attenzione, a Saronno e a Ferno-Malpensa valori oltre i limiti della soglia d'allarme
Con il grande caldo si accende l’attenzione sull’ozono, gas inquinante pericoloso per la salute. Con l’arrivo del primo vero caldo torna anche l’allarme ozono in Lombardia. In queste ore la pagina del sito dell’ARPA, che riporta i superamenti delle soglie del gas inquinante, non dà certo notizie tranquillizzanti: guardando alla provincia di Varese, già da due giorni (dall’8giugno) il livello di ozono è oltre la soglia di attenzione (180 µg/m3): nel capoluogo e a Gallarate si arriva a quota 224, a Busto Arsizio a quota 223. La situazione è più pesante invece a Saronno e a Ferno (centralina aeroportuale), dove si toccano i 246 µg/m3, oltre la soglia d’allarme di 240.
L’ozono è il principale e più pericoloso componente dello ‘smog fotochimico’, l’inquinamento dell’aria che si manifesta tipicamente nelle giornate più assolate dell’anno: a differenza di polveri sottili e ossidi di azoto (NOx), l’inquinamento da ozono non è legato alla prossimità della città, in quanto si tratta di un inquinante secondario, che si origina anch’esso dalle molecole delle esalazioni industriali e da traffico automobilistico (idrocarburi volatili e ossidi d’azoto), ma a seguito di una complessa catena di reazioni chimiche scatenate dalla radiazione luminosa. Per questa ragione nessuno è al sicuro dall’ozono, e non è un caso se il record delle rilevazioni registrato ieri, ben oltre la soglia di attenzione (180 microgrammi/mc) e quella di allarme (240 microgrammi/mc), è stato registrato curiosamente tra le campagne di Montanaso, nel lodigiano, dove con 258 microgrammi/mc gli abitanti hanno respirato aria tossica per tutto il pomeriggio e le prime ore della sera. Non è andata molto meglio nella fascia pedemontana: sopra la soglia d’allarme anche Saronno, Lecco, Calusco e le colline del Garda, mentre la soglia d’attenzione è superata a Milano e praticamente in tutta la Lombardia, inclusi laghi e montagne. Ma certo nelle città i problemi si sommano a quelli degli altri inquinanti, che con l’ozono formano un cocktail micidiale di gas tossici reso ancora più difficile da sopportare per le alte temperature legate alle isole di calore urbano.
«Come sempre arriviamo impreparati alla peggiore, ma prevedibilissima, emergenza sanitaria da smog, che è quella dei picchi di concentrazione di ozono nei mesi estivi. A mancare è l’obbligatoria informazione, che metta i cittadini nella condizione di difendersi dai danni che questo pericoloso inquinante ambientale è in grado di infliggere alla loro salute» dichiara Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia. E così anche quest’anno non resta che una sconsolante raccomandazione: non uscire di casa, specialmente nelle ore pomeridiane e in quelle serali, quando si registrano i picchi di concentrazione da ozono. Meglio svegliarsi presto e utilizzare le ore mattutine per le attività più impegnative e da svolgere all’aperto. Da proteggere, ovviamente, sono in primo luogo i bambini, soggetti particolarmente sensibili alla tossicità di questi gas. «Purtroppo l’ozono, per la complessità delle reazioni che ne provocano l’aumento di concentrazioni, è difficile da gestire con misure d’emergenza – insiste Di Simine – ma resta fortemente raccomandata la rinuncia all’uso dell’auto, perchè tutti gli altri inquinanti, in primo luogo PM10 e NOx, diventano molto più dannosi per mucose respiratorie già fortemente provate dagli effetti devastanti dell’ozono. Insomma, il consiglio come ogni anno è: state a casa se potete, e dimenticate in un cassetto la chiave dell’auto, almeno fino al prossimo temporale».
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