“Dimenticare quella notte è l’unica cosa che chiediamo”
Una famiglia distrutta e l’abbraccio della comunità di un piccolo paese: un pomeriggio di strazio e dolore a Cerro dove si è dato l’ultimo saluto alle vittime della frana
Mentre un orecchio ascoltava le parole dolci di una madre dedicate alla sua piccola che non c’è più, all’altro arrivavano le maledizioni rivolte a quella collina che è ancora in bilico a guardare di sotto il dispiacere che ha provocato.
Nessuno, alla chiesa di Maria Vergine del Pianto di Cerro, sul lago, aveva il coraggio nel primo pomeriggio di oggi, 24 novembre, di sostare di fronte all’ingresso, calpestare gli otto petali disegnati sul sagrato a poca distanza da altri petali veri, di rose bianche, in cima alle scale. Si stava tutti rasenti ai muri: una gamba a monte, l’altra a valle.
Dentro la chiesa, gremita da scoppiare si intravedevano divise dei vigili del fuoco tirate a lucido, elmetti della protezione civile e mostrine dei carabinieri per dare l’ultimo saluto alle due vittime della frana che sabato l’altro si è trascinata a valle sassi, terra, alberi e due vite: quelle di Giorgio Levati, settantenne, pescatore in pensione e Adriana De Pena Moja, la giovanissima nipote di origini dominicane, anche lei travolta e uccisa.
Una folla enorme ha salutato l’uscita dalla chiesa del feretro portato proprio dai soccorritori fra un applauso composto, lucido, che ha voluto salutare un interprete del lago e le ambizioni della giovane Adriana: come si fa a non battere le mani ai desideri “della piccola grande ‘Rosci’, che voleva fare la pediatra perché amava i bambini”? O “al mio Giorgino, padre e nonno”? Come si fa a non commuoversi ascoltando i ricordi delle giornate fra scuola, compiti, partite a carte e racconti, delle emozioni che una famiglia prova quando sta in casa, insieme? “Dimenticare quella notte è l’unica cosa che oggi chiediamo”, dice la voce contrita di donna all’interno della chiesa.
Una preghiera che arriva fin nel profondo dello stomaco in questa fredda giornata d’autunno, e produce le lacrime che invadono volti, guance, barbe e baffi durante gli altri brevi messaggi letti mentre le salme ancora si trovano in chiesa: una ragazza non regge, la fanno sedere su di una borsa per riuscire a riprendersi.
Poi il breve percorso in discesa verso il lago e quella piccola scatola che è la piazza della chiesa si svuota e si ritrova poco più giù, proprio fra l’ingresso del piccolo porticciolo, le vecchie case di ringhiera dei pescatori e il museo ceramico. Abbracci, pianti e ancora imprecazioni, tante, verso quella collina che ha prodotto dolore; ad un certo punto la mamma di Adriana proprio non ce la fa, si sente male, viene soccorsa dall’ambulanza e dalle forze dell’ordine presenti sul posto.
Tanti guardano, assistono attoniti alla scena, in silenzio, quasi a ricordare le parole del parroco durante l’omelia: “L’atteggiamento più vero e’ il silenzio che parla attraverso le lacrime sui nostri volti”.
(i commenti sotto questo articolo servono esclusivamente per inviare messaggi di cordoglio alla famiglia e alla comunità di Cerro)
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