Al posto dei carabinieri, “in Casa Mauri mettiamo la Polizia Locale”
L'intervento di Striscia ha riacceso l'attenzione sul completamento della nuova caserma per i militari dell'Arma. Eliseo Sanfelice pone la questione del riuso dell'attuale sede (e polemizza sugli accordi con altri Comuni)
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Quando i carabinieri andranno nella nuova caserma, cosa sarà dell’attuale sede dell’Arma, Casa Mauri? Abbozza una risposta Eliseo Sanfelice, consigliere di minoranza samaratese, prendendo lo spunto dal recente servizio di Striscia La Notizia sulla “caserma fantasma”.
Sanfelice, che pure siede sui banchi della minoranza, “assolve” in pieno il sindaco Leonardo Tarantino. «La maggior parte dei ritardi è imputabile ad una solo colpevole. Lo Stato italiano con i suoi ritardi e le sue lentezze. Quello che i cittadini non sanno è che proprio per come il denaro è stato speso, le ripercussioni sul cosiddetto Patto di Stabilità le pagherà proprio il Comune di Samarate e quindi i suoi cittadini e non certo la Stato italiano. Misteri della burocrazia. Di questo, Leonardo Tarantino non ha, ovviamente alcuna responsabilità».
Sanfelice rilancia invece su un’altra questione, chiamando in causa il sindaco: il riuso di Casa Mauri, la villa di fronte al municipio che ospita oggi l’Arma. «Se tempo è stato perso è anche vero che oramai la caserma è quasi pronta (manca davvero poco). Ed allora cosa ne sarà della storica palazzina conosciuta come Casa Mauri? Voci di corridoio ventilano la possibilità di un ritorno dei servizi tecnici comunali. Lanciamo un appello al Sindaco» L’invito a Tarantino è a non aggiungere «alla burocrazia dello Stato la stupidità del Comune».
Sanfelice avanza infatti una proposta precisa: «Per far entrare una stazione dei carabinieri, Casa Mauri è stata attrezzata come (e diversamente non poteva essere) una stazione di Polizia. Ed allora, tale deve rimanere. Quale migliore occasione per trasferire il Comando di Polizia Locale oggi costretto in un immobile decisamente troppo piccolo per le esigenze di struttura quale è quella attuale e all’interno di una palazzina che necessità di una profonda ristrutturazione. I vantaggi sarebbero evidenti a tutti. Un Comando nuovo quasi pronto (sono necessari pochi adeguamenti). Una rete informatica che creerebbe sicuramente meno problematiche rispetto alla attuale. Un magazzino veicoli degno di questo nome (meglio tacere sull’attuale deposito dei mezzi della Polizia Locale….), ma soprattutto un Comando in pieno centro cittadino, proprio di fronte alla residenza municipale. Una collocazione finalmente degna di un paese che ha la pretesa di definirsi città. Vogliamo esser ancora più chiari. Siamo aperti a qualsiasi confronto ed a qualsiasi dibattito ma di una cosa siamo sicuri».
Sanfelice prende poi di petto anche un’altra questione: quella della collaborazione con altri Comuni, citando polemicamente anche i “vicini di casa. «La Polizia Locale deve innanzitutto essere un servizio “rispettato e rispettabile”. Spiace dirlo, ma alcuni Comandi della Provincia di Varese, e vicini a Samarate, troppo spesso hanno riempito le pagine di cronaca locale per un uso, diciamo non proprio trasparente delle “macchinette” per controllare i semafori e la velocità dei veicoli. Troppo spesso» Non è difficile vedere un’allusione alle polemiche che hanno toccato tra gli altri Lonate Pozzolo e Casorate Sempione (recente l’assoluzione per l’uso di T-Red) ma anche Cardano al Campo, senza contare le mille polemiche sui dissuasori di velocità VeloOk impiegati a Busto e Gallarate. «Questo – riflette Sanfelice – ha inevitabilmente gettato discredito sulle rispettive amministrazioni comunali perché ha indotto i cittadini a pensare che l’obiettivo non fosse proprio “la sicurezza”. Bene, a Samarate questo non è mai successo e nessun amministratore è mai stato accusato di voler “fare cassa”. E, bisogna riconoscerlo, questo è anche un merito del Comando di Polizia Locale di Samarate. Per fortuna esistono ancora dipendenti pubblici che dicono “no!”». Per questo Sanfelice dice che in caso di unioni o collaborazioni «deve essere Samarate a dettare le regole».
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