Teatro e lumini, il Cimitero Vecchio rivive nel giorno dei morti
Ogni anno, al 2 di novembre, il suggestivo spazio della memoria si anima per la notte viggiutese. A scaldare l’atmosfera trecento lumini posti tra lapidi e cappelle
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Arriva il 2 di novembre, giorno dei morti, e Viggiù sceglie di celebrarlo in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato: il Cimitero Vecchio. Sorto nel 1804 per volere di Napoleone e chiuso e sconsacrato definitivamente nel 1920. Un giardino secolare quello della “necropoli” che apre al pubblico pochi giorni all’anno, solo in occasione di alcune ricorrenze, per esempio come quella dei morti.
Ad inaugurare l’undicesima edizione della notte viggiutese, alle 19, sarà una pièçe teatrale “L’amore giudicato” interpretata da Andrea Gosetti e Alessia Moretti. «Si tratta di una storia d’amore travagliata – spiega Francesco Rizzi responsabile della biblioteca comunale -. Moretti reciterà la parte di una strega che, accusata di stregoneria, sarà vittima prima di rapimento e poi di omicidio perché considerata eretica. Il compagno ormai vedovo piangerà sulla tomba dell’amata e ne racconterà la storia».
Ogni anno il tema della rappresentazione al cimitero vecchio cambia. Le prime edizioni si sono sempre rifatte alla lettura degli epitaffi dell’Antologia di Spoon River ad opera del professor Silvio Raffo: ogni poesia raccontava la vita di un personaggio sepolto nel cimitero di un immaginario paesino statunitense. Altre volte invece si è scelto di dar spazio ad alcuni autori della letteratura classica e ai loro versi poetici che narravano di morte. L’anno scorso, tuttavia, per commemorare il centenario della Grande Guerra si è preferito inscenare un dialogo tra i caduti in guerra: nel cimitero infatti è presente il Parco delle Rimembranze per onorare i caduti viggiutesi.
La serata di quest’anno sarà impreziosita dalla musica di Massimo Testa. A scaldare l’atmosfera i trecento lumini posti lungo tutto il perimetro dello storico parco, anche tra le piccole e grandi lapidi e tra le cappelle sontuose ma allo stesso tempo decadenti. «E’ un evento che da sempre ha un buon richiamo – continua Rizzi -. Indiscutibilmente il cimitero ad oggi è impoverito, conta solo l’un per cento delle opere perchè la maggior parte, soprattutto quelle di grande rilevanza artistica, sono state trasportate all’interno dei nostri musei al fine di essere tutelate». «Le statue più considerevoli, come quelle in marmo di Antonio Bottinelli (1827/1898) sono conservate a Villa Borromeo al Museo dell’Ottocento» conferma il geometra comunale di Viggiù Daniele Trentini.
Dunque una festa quella dei morti a Viggiù che ha scelto come cornice un cimitero sì in disuso, ma ancora vivo nella memoria di tutti i paesani perché colmo di sepolture di “avi” ma anche ricco di simboli, allegorie, rappresentazioni, emblemi, immagini. Da alcuni storici considerato un vero e proprio libro esoterico.
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